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sabato 31 maggio 2014

IN POVERTA' IL 30 PER CENTO DELLE FAMIGLIE FABRIANESI

Aumenta giorno dopo giorno il numero delle famiglie fabrianesi in difficoltà, tanto da intaccare anche il ceto medio. A testimoniare la situazione di estrema precarietà è la Caritas diocesana, quotidianamente impegnata sul fronte del disagio sociale.
I primi cinque mesi dell'anno non hanno fatto registrare una crescita sostanziale degli indigenti ma hanno costretto a spostare l'attenzione sulla popolazione locale, quella che un tempo poteva essere considerata ceto medio, quindi al riparo da problemi di questo genere. «Dobbiamo fare i conti con una situazione sempre più delicata - sottolinea il direttore della Caritas Edmondo Ercolani - Non stiamo verificando chissà quale aumento di soggetti in difficoltà, poiché su tutto il territorio della diocesi assistiamo sempre circa 1.150 famiglie per un totale di circa 4.800 persone. Tuttavia mutano di continuo le persone assistite e tra queste ci sono sempre più italiani, soprattutto fabrianesi».
«Molti stranieri - continua Ercolani - sono tornati nei loro paesi di origine e molti altri si sono spostati in altre zone d'Italia o in altri paesi europei. Altri stanno per farlo. Quello che ci mette più apprensione è l'aumento dei fabrianesi che si rivolgono alla struttura che ora superano il 30% della popolazione assistita. Fino a poco tempo fa non avremmo mai immaginato una situazione del genere».
«Tanti capifamiglia fabrianesi - prosegue il direttore della Caritas - non hanno più un lavoro e anche i figli non riescono a trovare un'occupazione. In molti casi questi nuclei familiari vendono tutto ciò che hanno, perfino il frigorifero visto che comunque non potrebbero utilizzarlo per la difficoltà di fare spesa. Ci sono famiglie che non pagano il mutuo da sei-sette mesi e in più occasioni abbiamo cercato di parlare con le banche di riferimento nel tentativo di ottenere un'ulteriore rateizzazione o un allungamento dei tempi. Molte delle persone alle prese con il disagio dobbiamo scovarle noi, perché hanno una grande dignità e si vergognano a parlare dei loro problemi».
I campi di intervento sono di vario tipo: dal pagamento delle bollette ai medicinali fino al vestiario. «Non diamo soldi - spiega Ercolani - ma attraverso i nostri punti di ascolto cerchiamo di comprendere le diverse situazioni. Poi, in base ai problemi, avvalendoci anche del Comune ci muoviamo con discrezione e tempestività nel tentativo di dare risposte il più possibile veloci e concrete». (Il Messaggero)

venerdì 23 maggio 2014

FABRIANO. JP, OPERAI SENZA PAGA SI MUOVE IL PREFETTO

Oggi assemblea dei lavoratori della JP Industries nella sala mensa dello stabilimento del Maragone. Argomento: la mancata erogazione della cassa integrazione da parte dell'Inps. Questa la decisione che i sindacati hanno preso al termine dell'incontro con il Prefetto di Ancona, Alfonso Pironti. «Ieri mattina il prefetto ci ha ricevuti - spiegano i rappresentanti regionale di Fim-Uilm-Fiom, rispettivamente Andrea Cocco, Vincenzo Gientilucci e Fabrizio Bassotti - Gli abbiamo fatto presente la nostra forte preoccupazione per il blocco del pagamento di questo ammortizzatore sociale da parte dell'Inps di Ancona e Perugia per i lavoratori della JP. Riteniamo grave il fatto che l'Inps blocchi l'erogazione della cassa integrazione dopo che questa sia stata concessa dal ministero del Lavoro. E per giunta senza darne comunicazione alcuna». I circa 700 lavoratori interessati fra Marche ed Umbria non percepiscono la cassa integrazione da gennaio. «Il Prefetto ha ascoltato tutte le nostre rivendicazione con molta attenzione e ci ha garantito che si attiverà immediatamente sia in sede ministeriale che con la stessa Inps. Ci ha assicurato che non appena riceverà risposte, sarà sua premura informarci. Speriamo che il suo interessamento possa portare al tanto agognato sblocco». Proprio degli esiti del summit con Pironti e dell'impasse sui pagamenti della cassa integrazione si parlerà nell'assemblea con i lavoratori indetto per le 9 di oggi. «I lavoratori, oltre al rischio di perdere il proprio posto di lavoro per via della causa intentata dalle banche creditrici nei confronti della precedente gestione della Antonio Merloni, e della conferma dell'annullamento della vendita a Giovanni Porcarelli del comparto bianco ex Ardo, ora devono subire anche la beffa di non vedersi accreditati i soldi della cassa integrazione - concludono i sindacati - È assurdo, visto che lo sblocco dei pagamenti è stato decretato dal ministero del Lavoro. L'auspicio è che il tutto possa risolversi al più presto». (Il Messaggero)


giovedì 15 maggio 2014

FABRIANO. ARTIGIANI, LA CRISI MORDE ANCORA CONTINUA LA STRAGE DI AZIENDE

Nuovo un trimestre in rosso per le aziende artigiane del Fabrianese. «La crisi che ha investito il distretto non molla la presa sulle micro e piccole imprese artigiane del territorio - spiega Simone Clementi, segretario Confartigianato - E a oggi è ancora precario lo scenario produttivo locale composto da tante attività che nel passato sono state pur parte di un fiorente indotto». Secondo i dati dell’associazione infatti nel Fabrianese nel primo trimestre dell'anno hanno cessato l’attività 39 aziende artigiane a fronte della nascita di 26 attività. Il bilancio al 31 marzo è perciò negativo: -13. I comparti storici sono quelli più in difficoltà con un saldo a -8 per le imprese delle costruzioni e di -5 per il manifatturiero: tante attività con anni e anni di esperienza si ritrovano a chiudere i battenti, soprattutto le contoterziste. «Oggi ciò di cui il territorio ha urgentemente bisogno per risollevarsi è un sistema integrato di interventi che incidano sulla produttività locale, incentivando quanto più possibile due elementi fondamentali: l'innovazione e la diversificazione produttiva, puntando sulla valorizzazione delle peculiarità di Fabriano, della sua eccellenza creativa». Per fare questo, conclude Clementi, servono «attive e immediate politiche a tutela delle Mpi». (Il Messaggero)

venerdì 9 maggio 2014

CONTRO LA CRISI ECONOMICA C'E' UNA SOLA SOLUZIONE: "IL LAVORO" -di Claudio Biondi-

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa dal Consigliere Nazionale DC Claudio Biondi 
La situazione locale, come in tutta Italia, è drammatica. Crisi economica ed occupazionale gravissima. Fabriano non ha mai conosciuto nella sua storia una simile tragedia. La soluzione è una sola, il lavoro!!!!! Se riparte il lavoro riparte tutto, il lavoro è il motore della società. Quindi bisogna concentrarsi su questo. Come si deve fare? Chi deve muoversi? A nostro modesto giudizio lo deve fare l'Ente Pubblico in altre parole l'Amministrazione Comunale. Ma come? Mettendo a disposizione gratuitamente proprie aree per insediamenti Industriali, invogliando così Imprenditori esteri e anche nazionali a collocarsi qua non facendogli pagare Oneri di Urbanizzazione e per 10 anni le molteplici Tasse Comunali ecc. Tutto questo però deve avere un vincolo che l'Azienda non potrà mai delocalizzare. Inoltre mettere a loro completa disposizione l'Ufficio SUAP del Comune per sbrigare in un mese al massimo tutte le relative pratiche. Non ci inventiamo nulla di particolare, stiamo con i .....piedi per terra , già in passato questo è stato fatto e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, vedasi per esempio la Zona Berbentina a Sassoferrato dove oggi esistono più di 10 aziende con più di 500 Dipendenti. Questo fece a suo tempo il Sindaco Rinaldi. Così fu fatto a Gaifana, a Cerreto D'esi, a Genga, a Mergo ecc. dove le varie Amministrazioni Comunali che si sono succedute nel tempo hanno invogliato certi Imprenditori, che approfittando delle notevoli agevolazioni sopratutto di  carattere economico,hanno insediato le proprie attività o le hanno ampliate. Non solo ,chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica,deve avere anche il coraggio di assumersi delle responsabilità anche penali quando ritiene la causa giusta. A questo proposito vorremmo ricordare che in passato a Fabriano il Consiglio Comunale tutto all'unanimità su proposta dell'indimenticabile Otello Biondi autorizzò l'ampliamento della più famosa azienda locale, che non lo poteva fare per un vincolo urbanistico. Un Assessore addirittura fu condannato ad un mese con la condizionale per abuso d'ufficio,si sostituì alla Regione Marche autorizzando i lavori per le gallerie della famosa Variante alla S.S.76, autorizzazione che ritardava a venire per cui si rischiava un'altra incompiuta. I lavori invece ,per 105 Miliardi delle vecchie Lire, iniziarono ad aprile 1991 e finirono Dicembre 1995. Tutto questo fu fatto nell'interesse della collettività e nel rispetto del mandato ricevuto .In questo momento particolare pertanto i nostri Amministratori locali dovrebbero assumersi delle responsabilità e tirar fuori gli..... attributi,questo debbono .Noi non ci crediamo tanto. Come si fa a sperare in loro quando il primo pensiero del Sindaco Sagramola appena eletto fu l'assunzione dell'addetto stampa e non il lavoro. Questo la dice........lunga sul futuro della nostra città!!!!! Nel frattempo tra disoccupati e cassaintegrati siamo arrivati a 5000.

lunedì 5 maggio 2014

FABRIANO. LE BANCHE POTREBBERO FAR FALLIRE LA JP

FABRIANO «Fra 15-20 giorni decideremo i nostri obiettivi». A dettare la linea è Leone Latini, il legale che rappresenta gli interessi di Giovanni Porcarelli nella causa che vede contrapposti da una parte la JP, il ministero dello Sviluppo economico e l'Amministrazione straordinaria e dall’altra il pool di banche che hanno intentato causa per l’annullamento della vendita del comparto bianco della ex Antonio Merloni allo stesso Porcarelli. Dopo il decreto della Corte di Appello di Ancona del 28 aprile con cui sono state confermate le motivazioni che hanno spinto i giudici di primo grado a dichiarare nulla la vendita a Porcarelli, la situazione rischia di precipitare. «Siamo pronti ad agire - conferma Latini - anche se ero assolutamente certo che il nostro reclamo sarebbe stato accolto. E invece non è andata così». Secondo i giudici anconetani la perizia che i commissari hanno affidato per la valutazione del comparto bianco della Antonio Merloni non ha stabilito l'esatto valore di mercato, quella del Ctu del Tribunale di Ancona sì. La valutazione corretta sarebbe quindi di 54 milioni e non 12. «La perizia ha viziato l'operato dei commissari e, quindi, la vendita. Ci sono comunque gli spazi per ricorrere in Cassazione», dice il legale. Ma intanto la decisione della Corte d’Appello sta comportando anche problemi di carattere imprenditoriale. «Anche se si dovesse vincere in Cassazione, questo non rende automatica la prosecuzione dell'attività», specifica l’avvocato. Il decreto della Corte di Appello è esecutivo. «Dunque il pool di banche - costituito da Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Banca Cr Firenze, Banca Marche, Carifac di Fabriano (Veneto Banca), Banca dell'Adriatico e Banca Popolare di Ancona - potrebbe aprire un nuovo fronte, devastante». Gli istituti di credito, infatti, «potrebbero chiedere di sospendere immediatamente l'attività perché si deve riaprire il bando per la vendita. O, addirittura, potrebbero chiedere che si portino i libri in Tribunale per il fallimento». Considerata la situazione, «con il mio assistito abbiamo deciso di prenderci 15-20 giorni di tempo per esaminare tutti gli scenari possibili, fissarci degli obiettivi e poi confrontarci con il Ministero e con i commissari. Ora come ora è estremamente difficile proseguire nell'attività. Vediamo». Parole che confermano l'alto rischio di disimpegno di Porcarelli alla luce anche del fatto che alcune commesse sarebbero a rischio. «Ci vorranno nuove determinazione da parte del Mise e dei commissari. A noi - conclude Latini - non resta che decidere come è meglio muoversi per salvaguardare gli interessi della JP Industries». (Il Messaggero)

giovedì 1 maggio 2014

EX A.MERLONI. I PRESIDENTI SPACCA E MARINI CHIAMANO MATTEO RENZI

I presidenti di Marche e Umbria Gian Mario Spacca e Catiuscia Marini chiedono un incontro ''urgente'' al premier Renzi sull'annullamento della vendita della ex A. Merloni alla J & P Industries, confermato in appello. I due governatori esprimono ''forte preoccupazione per lo scenario di incertezza che si apre a seguito della sentenza'' sia riguardo ai 700 posti di lavoro degli assunti in J & P sia per il rilancio industriale dell'area appenninica. (ANSA)

martedì 1 aprile 2014

MARCHE E IL LAVORO CHE SE NE VA, I DATI





Marche, il lavoro che se ne va.  Tra il 2008 e il 2013 il tasso di disoccupazione, nella nostra regione  è  salito dal 5,1 al 12,4. Fanalino di coda delle regioni del Centro Nord, solo Calabria, Molise  Puglia, Campania  e Sicilia hanno fatto peggio. Secondo uno studio di Cna e Confartigianato Marche su dati Istat, oggi i disoccupati marchigiani sono 85.895 mentre cinque anni fa erano 52.595. Senza contare i 21.705 “scoraggiati”, che non cercano più un posto di lavoro perché hanno perso la speranza di trovarlo. A colpire è soprattutto il dato sui lavoratori in cerca di prima occupazione. Sono passati dai 7.949 di cinque anni fa  agli attuali 18.725, con un incremento di 10.776 unità. Tra i disoccupati, gli uomini sono 41.079  e le donne 44.816. Sono queste ultime ad aver pagato il prezzo della crisi, soprattutto nell’ultimo anno, quando le donne senza lavoro sono aumentate di 7.445 unità mentre gli uomini in cerca di un’occupazione sono diminuiti di 2.689 unità. Il tasso di disoccupazione femminile è così balzato dall’11,9 al 14,6 per cento mentre quello maschile è sceso dal 10,8 al 10,6 per cento. A perdere posti di lavoro, negli ultimi dodici mesi, sono state in particolare le imprese dei servizi e del commercio. Nei servizi  gli occupati sono diminuiti di 9.973 unità mentre il calo è stato di 8.186 addetti. Più contenuta la perdita di posti di lavoro in agricoltura (-3.289), nell’industria (-3.608) e in edilizia (-2.783). In un anno gli occupati marchigiani sono 27.839 in meno di cui 21.144 dipendenti e  6.695 indipendenti. Negli ultimi cinque anni i posti di lavoro in meno sono stati 38.277. “Artigiani e  partite Iva resistono ma senza una ripresa, ad essere in pericolo” - commentano Confartigianato e Cna Marche - “sarà  il modello marchigiano di sviluppo, con le piccole e medie imprese diffuse su tutto il territorio regionale, i distretti produttivi, le reti e le filiere.” Dal 2008 le piccole imprese e le imprese artigiane delle Marche hanno perso il 25 per cento di produzione e fatturato. Tra il 2008 e il 2013 le imprese in attività nell’artigianato sono scese da 51.712 a 48.799, con una perdita di 2.022 aziende. A cedere sono stati soprattutto l’edilizia (-1.453 aziende) e il manifatturiero (-1.255) con cali più accentuati nella meccanica, mobile, calzature e abbigliamento, ossia i settori tradizionalmente forti dell’economia marchigiana. Se guardiamo all’intero sistema delle imprese, la perdita è stata di 4.393 aziende.“Si tratta” sostengono Cna e Confartigianato “di una situazione di difficoltà straordinaria e per affrontarla servono misure straordinari: la piccola impresa, l’artigianato, il territorio con i suoi sistemi economici, vanno rafforzati, sostenuti e messi in condizione di migliorare e competere. In questi anni gli stanziamenti per la cassa integrazione in deroga con  l’intervento dell’Ebam e della Regione Marche hanno permesso di contenere gli effetti della crisi sull’occupazione, che altrimenti sarebbero stati anche più pesanti. Ma oggi è urgente attivare politiche del lavoro  che abbiano al centro un efficiente sistema di orientamento scolastico, di formazione e di avviamento , valorizzando la qualificazione del capitale umano quale risorsa chiave per lo sviluppo dell’economia e del territorio”.
(newmarche.it)

giovedì 27 marzo 2014

MARKET SOCIALE FABRIANO: RITIRATE 25 TESSERE PER ANOMALIE

Tante le tessere attivate, tantissimi gli utenti assistiti così come tantissimi e rigidi i controlli da parte del tavolo di coordinamento e dalle assistenti sociali sulle reali condizioni sociali ed economiche delle famiglie che fanno richiesta della tessera. Sono almeno 25 infatti le tessere ritirate ad altrettanti nuclei familiari durante il controllo intermedio (da 6 mesi di validità della tessera inizialmente previsti si è passati a 3) per anomalie riscontrate. Sono per la maggior parte cittadini stranieri ai quali è stato contestato uno stato di famiglia non corrispondente alla realtà. E' stato riscontrato, infatti, che per vari motivi, soprattutto economici e lavorativi, alcuni sono stati costretti a lasciare il paese, e senza aggiornare la situazione anagrafica, il resto della famiglia ha continuato ad usufruire comunque dei servizi per un numero maggiore di persone. Tante le famiglie numerose, composte da oltre 6 persone, sulle quali il controllo risulta più accurato ed è prevista una visita a casa da parte degli assistenti sociali per verificare la presenza di tutti i componenti ed attribuire una tessera con un punteggio esatto, nel pieno rispetto di tutti gli utenti per poter garantire un'assistenza equa per tutti. Durante il controllo intermedio, in commissione si è data particolare attenzione, al fine di valutare il rinnovo delle tessere agli utenti che hanno già fatto usufruito del market per tre mesi, alla spesa nel dettaglio di ognuno. Anomalie, quali ad esempio una predilezione per determinati prodotti di marca piuttosto che gli aiuti europei, una lunga assenza dal market o spese volte a consumare l'intero punteggio con un solo prelievo hanno determinato la sospensione di almeno una decina tra le tessere valutate. Non sono ammessi comportamenti scorretti o false dichiarazioni, dato il crescente numero di richieste è necessario fornire equamente ad ogni famiglia la giusta collocazione del punteggio. Operatori preparati e qualificati, insieme agli assistenti sociali hanno il compito di sostenere ed educare gli utenti ad una corretta spesa, fornendo indicazioni e consigli su come gestire i punti mensili e parallelamente un eventuale budget casalingo. L'idea di base del Market è far sì che ogni famiglia abbia la possibilità di gestire i propri punteggi autonomamente, ma anche quella di rendere i possessori delle tessere consapevoli e responsabili dei propri diritti. A tal proposito, ogni mercoledì pomeriggio, tutti gli utenti del Market sociale sono invitati a partecipare al corso di Family learning che si tiene presso i locali del supermercato. Ai fini della valutazione trimestrale dei tesserati viene tenuto conto anche della partecipazione a tali incontri, importanti strumenti e suggerimenti di supporto alla gestione dell'economia domestica per risparmiare e migliorare la qualità dell'abitare. Gli incontri sono tenuti da esperti del settore, da mediatori sociali, e dai referenti Erap e dei servizi del territorio. “La speranza degli operatori del Social Market – dichiara Lamberto Pellegrini, coordinatore dell'ambito territoriale n.10 - è quella che con il tempo gli utenti siano sempre più autonomi e responsabili delle proprie tessere, creando così all'interno del Market un clima sereno nel quale possano sentirsi a proprio agio.”

lunedì 3 marzo 2014

LA CRISI COLPISCE ANCORA. DOPO 102 ANNI CHIUDE IL CAFFE' BEDETTI DI FALCONARA

Dopo 102 anni, chiude il Caffè Bedetti di Falconara, locale storico legato alla produzione di dolciumi, tra cui il torrone conosciuto in tutto il mondo. La decisione è stata comunicata questa mattina dalla famiglia Bedetti e già da oggi 03 Marzo 2014 il locale di Falconara in via Flaminia, nato nel 1912, sarà chiuso.
"Sono momenti difficili per tutti e la nostra attività ha risentito della pesante situazione generale - scrivono in una lettera d'addio Gabriella, Annarita, Jacopo e lo staff Bedetti -. Chiudiamo in bellezza, anche se con un grande peso nel cuore e vogliamo ringraziarvi per l'affetto e la fiducia che ci avete sempre dimostrato".
Appena due anni fa il locale aveva festeggiato il secolo di attività, poi, alla vigilia di Natale del 2012, era morto Bruno Bedetti, rimasto unico rappresentante della seconda generazione della famiglia. Nell'ultimo anno la gestione era portata avanti dalla terza e dalla quarta generazione di Bedetti, che però hanno deciso di "fermarsi" perchè troppo difficile, per un'attività che produce ancora dolci artigianalmente, affrontare il mercato in questo periodo di crisi. (Lo riferisce il Resto del Carlino)


giovedì 13 febbraio 2014

CONFRONTO SINDACO FABRIANO E NOCERA UMBRA SU APPLICAZIONE LEGGE MARZANO - EX ARDO

Si è svolto il confronto tra il Sindaco di Nocera Umbra e Sindaco di Fabriano sull’applicazione della Legge Marzano alla ex Ardo. Il Sindaco di Nocera Umbra Giovanni Bontempi ed il Sindaco di Fabriano Giancarlo Sagramola si sono incontrati per valutare la situazione dell’applicazione della Legge Marzano alla ex Ardo. In particolare hanno preso in esame l’emendamento approvato al Decreto Legge “Destinazione Italia” che riafferma un principio di coerenza sistematica: nell’ambito del processo esecutivo e del diritto fallimentare, non c'è infatti alcuna procedura che segni un limite quantitativo di prezzo come condizione di legittimità dell'alienazione dei beni sui quali cade l’esecuzione. Con questo emendamento si garantisce stabilità a vendite che altrimenti potrebbero venire travolte, per iniziativa di qualsiasi creditore, con gravi riflessi sull’occupazione. In ragione di ciò, i Sindaci hanno deciso di indirizzare ai parlamentari un appello per accelerare l’approvazione della Legge ed in questo quadro, quindi, dare certezze alla nuova azienda JP Industries ed ai 700 dipendenti che sono coinvolti. I Sindaci hanno apprezzato il lavoro svolto dai parlamentari Lodolini, Petrini, Giulietti, Benamati che hanno presentato l’emendamento al Decreto Legge “Destinazione Italia” approvato alla Camera ed auspicano che il Decreto diventi esecutivo con l’approvazione in Senato entro il 23 febbraio ed inoltre, continueranno a monitorare insieme la situazione affinché l’attività produttiva possa continuare ad essere incentivata in modo da salvaguardare il maggior numero di posti di lavoro nel territorio.

m.a.

mercoledì 12 febbraio 2014

ROBERTO SORCI: "LA SVENDITA CARIFAC HA SOTTRATTO PIU' DI 100 MILIONI DI EURO AL TERRITORIO"

Roberto Sorci torna a parlare e questa volta la sua riflessione tocca la Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana e Veneto Banca. Spiega Sorci a margine di un post del sito "Linkiesta.it" che titolava il suo articolo "Perché una bad bank italiana è cosa buona e giusta": "E pensare che nel 2009 erano scesi dal " lontano Veneto" a dirci che Carifac aveva fatto cattivo credito, mentre loro facevano buon credito e per questo ci compravano. Chissà se tutti quelli che ci hanno raccontato e in particolar modo la Fondazione Carifac, che era corretto svendere Carifac a 0.78 e poi farla fondere definitivamente a 0. 94 ora ci diranno e la crisi. Chissà perché a Fabriano su questo argomento sono "quasi reticenti" e a pensare la svendita ha sottratto al territorio più' di 100 milioni di euro ."

Leggi l'articolo "linkiesta":
http://www.linkiesta.it/bad-bank-italiana

martedì 11 febbraio 2014

UNA FAMIGLIA SU 4 IN POVERTA' CAUSA CRISI


Coldiretti, Marche 6/a regione fra quelle più in difficoltà

ANCONA, 11 FEB - Una famiglia su quattro vive una situazione di deprivazione a causa della crisi, e la regione è salita al sesto posto nella classifica delle regioni con maggiori problemi economici. E' quanto afferma la Coldiretti sulla base dell'ultimo rapporto dell'Istat Noi Italia. Se nel 2008 le famiglie in situazione di deprivazione erano l'11% del totale, nel giro di cinque anni sono passate al 25,2%. (ANSA)

CNA: "NIENTE RISORSE DA INVESTIRE, IL COMMERCIO ANCORA NON VEDE LUCE"

E’ evidente l’aggravarsi della crisi delle imprese del commercio: nel 2013 nel territorio della provincia si sono perse oltre 60 imprese (il totale imprese attive è ora di circa 3.400). Ma lo si deduce a chiare lettere anche dall’indagine della Cna, che ha intervistato un campione di 100 imprese della provincia di Ancona. Il campione è composto da negozi alimentari, di abbigliamento e pubblici esercizi. “E’ molto importante – spiega Andrea Riccardi, responsabile provinciale Cna Commercio e Turismo – continuare a monitorare l’andamento dell’economia locale nel tempo, dato il perdurare dello stato di forte difficoltà. Per questo motivo diamo grande valore alle indagini del nostro Osservatorio che sono in grado di fotografarci lo stato della situazione, per permetterci di elaborare le proposte mirate da rivolgere alle istituzioni competenti”. E’ Giovanni Dini, direttore del Centro Studi Sistema Cna, a riassumere i dati di questa indagine: “Nel corso del 2013 il fatturato è cresciuto solo per il 9,3% delle imprese intervistate, calato per il 60%. Va peggio per il settore abbigliamento (oltre 70% di casi in calo), stabile la situazione per gli esercizi alimentari. Costi in aumento per quasi il 90% delle imprese intervistate. L’80% ha dichiarato che il personale è stabile”. “Se diamo uno sguardo specificatamente alla situazione del capoluogo di regione – continua Dini – i dati sono peggiori. Infatti il 75% del campione dichiara fatturato in calo, mentre addirittura la quasi totalità del campione lamenta un aumento dei costi. Per quanto i saldi, sempre nella città di Ancona, nessun cambio di rotta auspicato: diminuzione delle vendite o stabilità, rari i casi di aumenti di vendite”. Anche a livello provinciale, per quanto riguarda l’andamento dei saldi, dati purtroppo negativi: più della metà del campione ha riscontrato un calo nelle vendite rispetto ai saldi dell’anno precedente, solo un 5% ha parlato di aumenti. “Tra le principali cause di diminuzione del fatturato – aggiunge Andrea Riccardi – gli intervistati indicano il calo dei consumi, subito seguito dal calo dei redditi familiari e solo a grande distanza la concorrenza, che fino a pochi anni fa era considerata al primo posto, soprattutto verso i grandi centri commerciali. In ultima analisi gli intervistati indicano l’aumento dell’Iva”. “La crisi si combatte anche con gli investimenti – continua Riccardi – eppure dalla nostra indagine si evince che solo un terzo delle imprese campionate ha agito in questa direzione. Ciò fa capire chiaramente che è urgente un intervento mirato da parte delle pubbliche istituzioni e delle banche, che ridia aspettative alle imprese e rilanci i consumi, proprio perché gli imprenditori non hanno più risorse da investire. Nel 2013 ha avuto difficoltà nel rapporto con le banche il 42% delle imprese intervistate con punte del 50% nel settore abbigliamento”. L’indagine Cna evidenzia anche un atteggiamento di pessimismo per quanto riguarda le aspettative per il 2014, anche se gli imprenditori auspicano comunque stabilità o ripresa. “Le condizioni per ridare ossigeno al commercio – conclude Riccardi – possono esserci, specie in un territorio come quello della provincia di Ancona dove l’ossatura imprenditoriale è ancora forte. Per questo, e alla luce di tali dati, chiediamo alle istituzioni di tutti i livelli di mettersi in un unico tavolo e di lavorare a favore delle imprese”.  

mercoledì 5 febbraio 2014

NEGLI UFFICI FABRIANESI DA TROPPI MESI IN ATTESA DELLO STIPENDIO. LO SFOGO



Caro Marco, come avrà sicuramente letto, si è deciso di aprire il capitolo cooperative sociali. Lei è giovane. Posso esternare un mio pensiero sincero? Come si possono chiamare cooperative sociali se lasciano i propri dipendenti senza stipendi? Questa non è socialità. Lavorare nel sociale significa che c'è qualcuno che si prende cura (in maniera professionale) e aiutare quelle categorie di persone che hanno o possono avere dei problemi e delle difficoltà. Tra queste categorie ci sono, ad esempio, gli anziani, i diversamente abili, i bambini in difficoltà, i tossicodipendenti, gli alcolizzati, gli immigrati e di certo questo non è il modo di risolvere problemi ma bensì di crearli. La cosa più aberrante è che le istituzioni, pur sapendo di quanto sta accadendo, non ascoltano le grida di questi tanti dipendenti che comunque lavorano in modo dignitoso ed onesto. Anche loro – e te lo dico da nonno - hanno il diritto e il dovere di essere retribuiti. Ai loro stipendi ci sono legate famiglie intere costrette a vivere ogni mese nell'ansia più cupa. Come si può adempiere alle tasse scolastiche, ai mutui, alle bollette, alla spesa quotidiana? Cosi facendo nemmeno i soldi per il pane ci sono! Tutti dicono che il futuro è dei giovani, tutti si riempiono la bocca di queste belle parole. E i nostri governanti, allo stato dei fatti, bloccano il futuro dei nostri figli così facendo. Le istituzioni locali fabrianesi si sono fatte paladine per le varie industrie per poter garantire continuità sia ai lavoratori sia alle famiglie, si veda ciò che è stato fatto per la Tecnowind, per la ex Ardo, per la Best e per l'Indesit, poi il male lo si ha in casa propria, nella stessa sede, e non si fa nulla per risolverlo o addirittura debellarlo. Le banche rifiutano anche i prestiti a questi dipendenti. Con una busta paga dell'anno scorso non ti fanno credito nemmeno gli strozzini, hai voglia a dire che hai un contratto a tempo indeterminato!!! Come può ancora esistere nel duemilaquattordici ancora questo modo di fare? Perché la politica ha deciso di allontanarsi deliberatamente dai problemi dei cittadini? Perchè i nostri cari devono vivere questo grande disagio sociale pur lavorando onestamente? Cosa dobbiamo ancora fare o sperare? Molti cittadini di Fabriano non possono permettersi altri 120 giorni senza stipendio. Non possono più aspettare, perché, in verità gli stipendi servono subito, adesso, ora. Scrivo a nome di un mio caro parente che ha passato un Natale triste, forse il più triste di sempre. I miei nipoti c’hanno chiesto: “Ma Babbo Natale ha portato solo un regalo per noi?” Il cuore si è chiuso in una morsa glaciale di tristezza. Confidiamo sempre che Babbo Natale è buono e l'anno prossimo porterà anche i regali che mancavano questo anno! Tutti pensano – ma nessuno scrive per paura delle conseguenze - ci arriveranno i miei cari al prossimo Natale con queste paghe non date? Spero che qualcuno possa leggere ed aiutare una categoria di persone  che ha problemi più o meno gravi e che senza sussistenza ed assistenza presto soccomberà. Non può essere tutto quantificato in una Spending review. Qui urge mettere in campo, etica, rispetto dei contratti nazionali di lavoro e buon senso. Grazie per l’ospitalità, spero in una vostra pubblicazione.
Alfredo

La risposta di Marco Antonini
Caro Alfredo la tua lettera è chiara e drammatica. Troppi dipendenti delle Cooperative in servizio in Comune a Fabriano attendono lo stipendio da tanti mesi. Con questa lettera iniziamo a sollevare il caso e ad informare l’opionione pubblica... Daremo voce, per eventuali repliche, a tutte le parti coinvolte in questa ennesimo problema. Speriamo che, anche stavolta, vinca il diritto del povero che grida aiuto e non la confidenza e le vie traverse del potente di turno.

martedì 4 febbraio 2014

UN ALTRO SUICIDIO DOVUTO ALLA CRISI A CHIARAVALLE

Era angosciato per i debiti e si è ucciso abbandonandosi al monossido di carbonio. Aveva preparato tutto nei minimi dettagli, ha lasciato dei messaggi, uno per il suo socio con il quale era titolare di una ditta di mobili che deve fronteggiare questa maledetta crisi, gli ha lasciato un sacchetto con dentro trecento euro con scritto “i soldi sono per il mio socio”, un altro messaggio nel quale ha chiesto di prendersi cura del suo gatto. Con lo scotch ha attaccato un foglio sulla porta del bagno nel quale avvertiva i soccorritori della presenza di monossido di carbonio. Ha lascito pure il testamento per il notaio, ha sigillato la porta del bagno, ha acceso un barbecue e si è lasciato andare. Il racconto dei dettagli di questa morte cercata a tutti i costi mette i brividi, testimonianza di una determinazione lucida dell'uomo di porre fine alla sua esistenza, in una domenica, dove questo imprenditore preoccupatissimo per la sua situazione economica ha lasciato tutti sgomenti ed esterrefatti. Un altra morte bianca, un altro martire di questa crisi che ancora non ci lascia liberi. 

lunedì 3 febbraio 2014

A FABRIANO IL COMMERCIO SOFFRE

Il Presidente della Confcommercio Mauro Bartolozzi parla della crisi che c’è a Fabriano nel settore commercio in merito al turn over di chiusure e aperture nel centro storico fabrianese. “A fronte della chiusura di Terranova Kids e forse di Benetton 0-12, riapriranno il VM18 e il Gusto con nuove gestioni. Il problema della crisi di questo settore, prosegue Bartolozzi è che c’è una grande miopia politica a livello nazionale, così facendo non si hanno i mezzi per uscire da questa crisi che è la più profonda dal Dopoguerra del compartimento commerciale, è da allora che non si soffriva in questa maniera. Speriamo che l’economia sia nazionale che locale si riprenda nel migliore dei modi per darci un po’ di respiro.

giovedì 30 gennaio 2014

APERTE NUOVE PIZZERIE DOPO I CORSI CNA



E sono tre. Tre gli ex corsisti di “Impariamo a fare la pizza”, corso della Cna Alimentare della provincia di Ancona (che, date le tante richieste, è già giunto alla undicesima edizione), che hanno deciso di intraprendere l’attività imprenditoriale. A Paolo Pigliacampo, titolare di “Che pizza” di Case Nuove di Osimo, che ha già aperto alcuni mesi fa, si sono recentemente aggiunti Massimiliano Mercuri, titolare della pizzeria “Podesti” di Ancona e, ultimo in ordine cronologico, Mauro Ruffo, che entra nella compagine societaria del “Forno Ivano” di Jesi. Un bel risultato, che testimonia la bontà dell’iniziativa di formazione della Cna Alimentare, avviata due anni fa. Massimiliano Mercuri, classe 1971 e residente ad Ancona ha frequentato il 7° corso di pizza Cna nel periodo maggio–giugno 2013. Grazie al Prestito d’Onore della Regione Marche è riuscito a rilevare l’attività della pizzeria di via Podesti ad Ancona. Con caparbietà e tenacia ha tirato su la saracinesca della sua nuova attività lunedì 16 dicembre scorso. Mauro Ruffo, classe 1958 e residente a Castelfidardo, ha invece scelto una strada diversa: entrare come socio in un’attività già esistente. La lunga ricerca si è conclusa recentemente, con la sua entrata, nel corrente mese, nel “Forno Ivano” di Jesi, storica attività cittadina attiva dagli anni ’50. Mauro ha partecipato al 6° corso di pizza, svoltosi a gennaio–febbraio 2013. Il “Forno Ivano”, celebre per il suo ciambellone tipico jesino, vede subentrare Ruffo come 3° socio. “Abbiamo ancora sempre tante richieste per partecipare ai nostri corsi, pizza, pasta fresca e il nuovissimo prodotti da forno/pasticceria – spiega Andrea Cantori, responsabile provinciale Cna Alimentare – e questo ci fa riflettere sull’attuale situazione del mercato del lavoro. In molti sono in effetti alla ricerca del lavoro che non c’è e decidono di tentare la strada nel campo alimentare, che ancora sembra dare qualche certezza in più”. “E’ giusto specificare – continua Cantori – che la partecipazione a questo tipo di corsi non è certo la tappa finale. Il percorso, per chi intende avviare un’attività o comunque entrare in attività in un’impresa già consolidata, è lungo. Noi cerchiamo di affiancare l’aspirante imprenditore in tutte le tappe: dalla ricerca del locale alla strategia di vendita, dalla domanda per fondi stanziati da bandi all’individuazione di eventuali soci o partner”. “Non ci resta che augurare un grosso in bocca al lupo ai nostri neo imprenditori – conclude Cantori - con la speranza che seguano altri casi di successo come questi. Molti dei nostri ex corsisti hanno anche trovato impiego come dipendenti o addirittura sono andati all’estero grazie alle nozioni apprese proprio durante la sessione che dedichiamo ai Paesi stranieri”.

giovedì 16 gennaio 2014

CNA: "TRA CASSA INTEGRAZIONE E LAVORO CHE NON C’E’, SPENDIAMO MENO ANCHE IN GENERI ALIMENTARI"

Santini: “Concessa la proroga della Cig ma i fondi dove sono? E’ come offrire una cena senza soldi nel portafogli”

I dati, sconcertanti, sono di questi giorni e ufficializzati dall’Inps. Il 2013 è stato un anno disastroso sotto il fronte della cassa integrazione, il lavoro vive una crisi senza fine e sono in aumento i disoccupati. Non solo: la stretta dei consumi frena l’inflazione che in un anno è crollata dal 3% all,1,2%. Gli italiani non mangiano nemmeno più: nel 2013 è calata di ben 2,5 miliardi la spesa alimentare. “Le previsioni non sono buone – asserisce Massimiliano Santini, direttore della Cna provinciale di Ancona – perché l’infelice incremento delle spese obbligate (imposte, tasse, utenze, casa) già lascia appena il 40% ai consumi. E se il lavoro non c’è, l’unica soluzione sarebbe una decisa inversione di tendenza che aiuti a rilanciare i consumi e quindi a sostenere la capacità di spesa del cittadino”.  “Anche le piccole imprese della provincia di Ancona – continua Santini – hanno fatto nel 2013 sempre maggior ricorso alla cassa integrazione, ultimo baluardo per evitare i licenziamenti. L’anno scorso sono state autorizzate quasi 5milioni di ore in più rispetto al 2012 nel solo territorio provinciale, per un totale di quasi 20milioni di ore tra cassa ordinaria, straordinaria e in deroga”. Ora è giunta la notizia che in seguito alla riunione del tavolo istituzionale regionale per gli ammortizzatori in deroga, svoltasi il 13 gennaio scorso, si è deciso di prorogare integralmente l’intesa istituzionale del 2013 fino al 31 marzo 2014, in attesa dell’entrata in vigore del decreto interministeriale che definirà le nuove norme sul funzionamento dei trattamenti in deroga. Pertanto, nelle Marche, sarà possibile sottoscrivere accordi per CIG in deroga per una durata massima di tre mesi (519 ore) fino e non oltre il 31 marzo. “Resta però aperto un grande problema – dichiara il direttore provinciale Cna – relativo alla mancanza di risorse necessarie a coprire i fabbisogni, aggravata anche dal fatto che i mesi del 2013 rimasti ancora scoperti, dovranno essere finanziati con le risorse stanziate dalla legge di stabilità per il 2014. Insomma, è come offrire una cena a qualcuno, senza soldi nel portafogli”. Per ogni informazione, le sedi Cna sono a disposizione.   

mercoledì 15 gennaio 2014

FABRIANO E LA CRISI MALEDETTA, CHIUDE IL COAL DI VIA BUOZZI

Venticinque dipendenti licenziati e senza lavoro, la crisi veramente maledetta che imperversa come un ciclone il mondo, ha fatto un altra vittima nel nostro comprensorio. Chiude Il Coal, il grande store di Via Buozzi, storico supermercato di Santa Maria. Con questa chiusura, Fabriano perde un importante centro commerciale, un grandissimo punto di riferimento non solo per la zona di S.Maria, ma per tutta la città. Ripeto e non mi stancherò mai di dirlo: SERVONO POLITICHE che aiutino i commercianti a NON chiudere, dobbiamo rialzare questo trend negativo e, finché non si farà nulla, solo questi, purtroppo saranno i risultati creare disoccupazione, precarietà e disagi.

CRISI, CGIL, NEL 2013 47MILIONI ORE CIG

A dicembre +44% Cig ordinaria su novembre, inalterata su 2012

 ANCONA - Il 2013 si chiude con 47 milioni di ore di Cig, +22,6% rispetto al totale 2012. Le ore di CIG nel mese di dicembre ammontano a 3,2 milioni di cui 1,2 milioni di Cig ordinaria (+44% rispetto a novembre, complessivamente inalterate rispetto al dicembre 2012), 1,3 milioni di Cig straordinaria e 616 mila di Cig in deroga. E' il quadro che emerge dai dati Inps, elaborati dall'Ires Cgil Marche. (Ansa)