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lunedì 24 marzo 2014

"ALLA SCOPERTA DEL GIANO" IN TRASFERTA A GUBBIO. INCONTRO CON GLI ORGANIZZATORI DI "FIUME IN FESTIVAL"

Ha avuto luogo nei giorni scorsi, per i membri del comitato “Alla scoperta del Giano”, una visita nella città di Gubbio. Lo scopo è stato quello di prendere coscienza di una realtà geograficamente vicina, nonché un’occasione di confronto con alcune associazioni egubine che operano in un centro abitato in cui vi è un’alta integrazione con l’ambiente circostante. Il centro storico di Gubbio non ha bisogno di presentazioni, il suo fascino attrae infatti ogni anno migliaia di visitatori. Vedere le acque scorrere libere tra scorci suggestivi, sentire il gorgoglio tra i vicoli e gli antichi palazzi del centro, è stata un’esperienza per i membri del Comitato che da anni si battono per la completa riapertura del Giano, con la speranza che a breve si possa apprezzare tutto ciò e in modo definitivo anche nella città della carta ritrovando anche da noi quel forte rapporto città-ambiente naturale venuto meno negli anni. Il gruppo fabrianese è stato accompagnato da alcuni degli organizzatori di “Fiume in Festival”, l’evento che si svolge annualmente lungo le rive del torrente Camignano nel centro della città umbra, e che coinvolge varie realtà associative con momenti di aggregazione, concerti e attività di vario tipo. Quello che stupisce non è solo il fatto che il fiume ed il suo alveo vengano visti da tutti come luoghi da valorizzare, ma che non manca mai l’occasione per organizzare qualche evento sia di carattere turistico che semplicemente a beneficio degli abitanti del quartiere, come ad esempio l’originale presepe che è stato realizzato lungo il corso d’acqua lo scorso Natale. In una delle recenti occasioni i cittadini si sono adoperati per recuperare uno dei tratti fluviali ed è stato apposto un cartello con su scritto: “Restituiamo il fiume alla città”: in questi giorni in cui anche Fabriano sta riscoprendo il suo Giano non poteva essere luogo migliore da cui prendere spunto e in cui scattarsi una foto ricordo. Certamente ci saranno occasioni di collaborazione tra il Comitato e questi “cugini” dell’altra parte dell’appennino che si sono resi subito disponibili a guidarci con orgoglio nel loro centro storico. Grazie ancora per l’appassionata visita agli amici egubini dell’Associazione Leukos e del Comitato quartiere San Martino.

lunedì 17 febbraio 2014

WWF: "IL COMUNE DI MATELICA INDEBOLISCE I VINCOLI AMBIENTALI NELL'AREA DEI CAVALIERI"

Con la Delibera n. 19 del 30 Gennaio 2014, la Giunta municipale di Matelica ha approvato una variante parziale al P.R.G. per una parte dell'area dei Cavalieri che, di fatto, elimina l'ambito di tutela orientata di 90 metri dal fiume Esino e quello di 45 metri dal fosso di Pagliano, riducendo la fascia di rispetto dai corsi d'acqua ai soli 30 metri della tutela integrale. Tutto questo per permettere la realizzazione di una pista di motocross che ospiterà un Centro Tecnico Federale per discipline motoristiche come motocross, enduro e trial. A parte il fatto che di un'altra pista di motocross a Matelica e nel nostro territorio non se ne sentiva certo il bisogno, in quanto praticamente quasi ogni comune ne dispone già di una propria: Esanatoglia, Castelraimondo, San Severino, Cingoli ecc... Quindi non si comprende perché non sia possibile ospitare il Centro Tecnico Federale in una delle piste di motocross già esistenti nella zona, visto che peraltro alcune di esse hanno ospitato in passato anche prestigiose competizioni motoristiche di livello internazionale. Inoltre, secondo noi, individuare una pista di motocross proprio alle porte di Matelica non rappresenta certo il miglior “biglietto da visita” per la città, senza parlare poi dell'inquinamento acustico e dell'aria che una simile attività apporterà all'ambiente della zona e alla gente che vi abita. Ma la cosa ancor più preoccupante è che l'area interessata dalla pista di motocross è limitrofa sia alla centrale biogas, da cui la divide il fiume Esino, sia all'area industriale dei Cavalieri dove, come si saprà, il Comune di Matelica ha approvato giusto lo scorso anno la famosa variante per permettere l'insediamento di industrie insalubri di 1 e 2 classe. Non vorremmo quindi che, con la scusa di permettere la realizzazione della pista di motocross, vi sia in prospettiva un progetto complessivo di indebolimento dei vincoli ambientali dell'intera zona dei Cavalieri – Pezze dove, come detto, è ubicata anche la centrale biogas. Ricordiamo, infatti, che una delle principali motivazioni del ricorso al TAR contro la centrale, tuttora pendente, è proprio quello del mancato rispetto del vincolo della distanza dal fiume Esino della centrale stessa!

lunedì 28 ottobre 2013

SCOPERTO SCARICO CENTRALE BIOGAS MATELICA NEL FIUME ESINO

Matelica. Continua l'allarme per la problematica relativa alla Centrale Biogas. E' appena arrivato  in redazione  un comunicato stampa del comitato per la tutela del territorio dove si legge che "… dopo le numerose proteste dei mesi scorsi da parte dei cittaini per la puzza insopportabile  emanata dai Silobag  in politilene della Centrale Biogas a Pezze di Matelica e dopo gli spargimenti  su  vast appezzamenti  delle falde   acquifere, un altro  ALLARME  viene segnalato  dalla  centrale di Biogas di Matelica.  E' stato scoperto, infatti,  uno scarico  a  cielo  aperto  che dalla centrale  va a finire direttamente   nel vicino  fiume  ESINO. Dalle foto allegate  , il liquido percolante  e schiumoso sembrerebbe molto simile  al  "digestato"  che poi  è  lo scarto  del processo  di fermentazione  della centrale di Biogas che, come si sa, viene alimentata  da biomasse  vegetali e liquami animali. Il problema, però, è che, questo digestato  non può essere assolutamente  sversato  in un  corso d'acqua   e neppure  nei  terreni  in prossimità  di sorgenti e falde acquifere. Inoltre, nel progetto  approvato  dalla  centrale  biogas  non è previsto  alcuno  scarico  della centrale  nel vicino fiume Esino, in quanto tutto il circuito delle acque di processo è un circuito chiuso. Nel progetto sono previsti solo  i normali scarichi   per l’acqua  piovana. Sale quindi  la preoccupazione nella popolazione  in  considerazione anche di altri casi di sversamenti  nei fiumi  da parte di centrali Biogas avvenuti  nei mesi scorsi in varie parti della Regione Marche. Anche lo stoccaggio  di tonnellate  di silobag  nei terreni intorno  alla  centrale  non è rispondente al progetto, in quanto gli insilati dovrebbero essere stoccati su una  superficie  in calcestruzzo  delle dimensioni  di  69x52 metri  e non invece direttamente  su terreno  agricolo  come viene fatto attualmente. Tutte  queste  "anomalie"  sono state comunque segnalate  al Corpo Forestale  dello stato- Comando di Matelica ed  alla polizia  Municipale, che nei prossimi  giorni provvederanno  ad effettuare  dei sopralluoghi  dei  prelievi  biologici  presso la centrale biogas in località  Pezze.” Da quello che si apprende da questo comunicato stampa del Comitato per La Tutela del Territorio è evidente che tale situazione  "anomala"  debba essere presa in considerazione  dalle autorità  competenti, nel più breve tempo possibile, allo scopo di risolvere  le "anomalie "  e nel caso  risultassero vere rimuoverle concretamente,  nel più breve tempo possibile. 

Gessica Menichelli 

domenica 1 settembre 2013

CERRETO D'ESI: RINVENUTI ALTRI RESTI DI CINGHIALI MORTI NELL'ESINO



Altri resti di cinghiali morti sono stati rinvenuti oggi dai volontari della LAC, a seguito di un sopralluogo effettuato nello stesso tratto del fiume Esino, al confine tra i Comuni di Matelica e Cerreto d'Esi, dove qualche giorno fa era stata scoperta una discarica abusiva di questi animali. Anche questi resti erano contenuti in sacchi neri per l'immondizia, ma da alcuni, essendo rotti, sono fuoriuscite in acqua le interiora, le budella, la pelle scuoiata ecc... E' evidente, quindi, che dopo questa ennesima scoperta, non si tratta più di un caso isolato, come qualcuno in questi giorni si era affrettato a dichiarare, cercando di minimizzare l'accaduto, ma di una vera e propria discarica di carcasse nel fiume in avanzata fase di decomposizione. Accanto alle carcasse dei cinghiali è stato anche rivenuto un pesce morto. Sale quindi il livello di allarme e preoccupazione tra la popolazione residente nella zona tra Cerreto d'Esi e Matelica per le possibili conseguenze sulla salute, anche perché l'acqua dell'Esino viene comunemente utilizzata per irrigare orti e campi lungo il fiume. Si richiede quindi un monitoraggio lungo tutto il tratto del fiume Esino tra Matelica e Cerreto d'Esi, perché non è escluso che possano esserci altre discariche del genere. Intanto non sono stati resi noti ancora i risultati delle analisi effettuate dall'Istituto Zooprofilattico di Marche e Umbria sui resti recuperati qualche giorno fa e che potrebbero essere affetti da tubercolosi. Il nuovo ritrovamento è stato segnalato al Corpo Forestale di Matelica.

TUBERCOLOSI NEI CINGHIALI - LAC: TOGLIERE LA GESTIONE AI CACCIATORI


Dopo il recente ritrovamento di carcasse di cinghiali morti nel fiume Esino, probabilmente malati di tubercolosi bovina, si ripropone l’annoso problema della gestione della popolazione del cinghiale nella nostra Regione. Come LAC abbiamo richiesto all'assessore regionale Paola Giorgi la sospensione cautelativa della caccia al cinghiale per la prossima imminente stagione, in modo da permettere un monitoraggio a tappeto sullo stato di salute di tutta la popolazione marchigiana del cinghiale, verificare la diffusione della tubercolosi, ed approntare poi le decisioni da prendere, sia per tutelare la salute dei cittadini, che il lavoro degli allevatori di bestiame. Sulla proposta di sospensione della caccia, la Coldiretti si è però detta contraria, perché “lo stop alla caccia significherebbe aggravare una situazione, quella dei danni agli agricoltori, già drammatica, che non apporterebbe alcune beneficio”. Noi della LAC siamo convinti invece che per affrontare seriamente, ed in via definitiva il problema dei danni procurati dai cinghiali, bisognerebbe incidere  sugli interessi consolidati dei cacciatori, i quali, come è noto, dalla caccia al cinghiale ne ricavano una significativa fonte di reddito, vendendo ai ristoranti gli animali abbattuti nel corso delle battute di caccia. L’unico soggetto che ha quindi interesse ad avere un'alta presenza di cinghiali sul territorio è proprio il cacciatore. Se i cinghiali sono oggi così numerosi è infatti a causa dei ripopolamenti venatori effettuati con animali d’allevamento e importati dall’Est europeo. Tali pratiche, legali fino a metà degli anni ’80, continuano ancora oggi illegalmente. Senza parlare poi del florido commercio clandestino di cinghiali uccisi dai bracconieri, venduti al nero e senza alcun tipo di controllo sanitario.
 
E’ necessaria quindi una rivoluzione metodologica nell’affrontare il problema del cinghiale, che parta dall’esclusione dei cacciatori da ogni intervento di controllo e dal divieto di caccia alla specie. Vietare la caccia al cinghiale, ed escludere i cacciatori dagli interventi di controllo dei cinghiali, farebbe infatti perdere automaticamente l’interesse venatorio sul cinghiale. Far pagare inoltre ai cacciatori tutti i danni prodotti dai cinghiali attraverso l’aumento delle tasse di concessione venatoria. Vietare la detenzione, l’allevamento, il trasporto di cinghiali vivi. Investire risorse sugli studi, oggi pressoché abbandonati, tendenti a perfezionare e codificare misure incruente di prevenzione dei danni da cinghiali. Sostenere finanziariamente delle misure di prevenzione dei danni (recinzioni elettrificate, dissuasori a ultrasuoni, dissuasori chimici, contraccezione, ecc..). Infine realizzare degli attraversamenti stradali protetti per la fauna selvatica. Senza questa presa di coscienza da parte di politici, amministratori ed addetti ai lavori, ciclicamente, ad ogni incidente stradale o ad ogni ritrovamento di carcasse di animali uccisi di frodo, si tornerà a parlare di “cinghiali”, ognuno però dal proprio punto di vista particolare ed interessato, ma il problema resterà irrisolto, per la goduria di cacciatori e bracconieri!

 

mercoledì 28 agosto 2013

CFS MATELICA DENUNCIA DISCARICA ABUSIVA CINGHIALI MORTI NEL FIUME ESINO. RISCHIO TBC



Il Corpo Forestale di Matelica, a seguito di una segnalazione, ha scoperto e denunciato alle autorità sanitarie una discarica abusiva di cinghiali morti nel fiume Esino tra Matelica e Cerreto d'Esi. Lo rende noto la Lac (Lega Anti Caccia), che chiede all'assessore Giorgi di sospendere la caccia: alcune carcasse erano in sacchi di plastica, altre erano nell'acqua. Sarebbero capi abbattuti dai bracconieri che, una volta resisi conto che gli animali erano affetti da Tbc (contagiosa per l'uomo), li hanno gettati nel fiume. (Ansa)