Ha avuto luogo nei giorni scorsi, per i
membri del comitato “Alla scoperta del Giano”, una visita nella
città di Gubbio. Lo scopo è stato quello di prendere coscienza di
una realtà geograficamente vicina, nonché un’occasione di
confronto con alcune associazioni egubine che operano in un centro
abitato in cui vi è un’alta integrazione con l’ambiente
circostante. Il centro storico di Gubbio non ha bisogno di
presentazioni, il suo fascino attrae infatti ogni anno migliaia di
visitatori. Vedere le acque scorrere libere tra scorci suggestivi,
sentire il gorgoglio tra i vicoli e gli antichi palazzi del centro, è
stata un’esperienza per i membri del Comitato che da anni si
battono per la completa riapertura del Giano, con la speranza che a
breve si possa apprezzare tutto ciò e in modo definitivo anche nella
città della carta ritrovando anche da noi quel forte rapporto
città-ambiente naturale venuto meno negli anni. Il gruppo fabrianese
è stato accompagnato da alcuni degli organizzatori di “Fiume in
Festival”, l’evento che si svolge annualmente lungo le rive del
torrente Camignano nel centro della città umbra, e che coinvolge
varie realtà associative con momenti di aggregazione, concerti e
attività di vario tipo. Quello che stupisce non è solo il fatto che
il fiume ed il suo alveo vengano visti da tutti come luoghi da
valorizzare, ma che non manca mai l’occasione per organizzare
qualche evento sia di carattere turistico che semplicemente a
beneficio degli abitanti del quartiere, come ad esempio l’originale
presepe che è stato realizzato lungo il corso d’acqua lo scorso
Natale. In una delle recenti occasioni i
cittadini si sono adoperati per recuperare uno dei tratti fluviali ed
è stato apposto un cartello con su scritto: “Restituiamo il fiume
alla città”: in questi giorni in cui anche Fabriano sta
riscoprendo il suo Giano non poteva essere luogo migliore da cui
prendere spunto e in cui scattarsi una foto ricordo. Certamente ci
saranno occasioni di collaborazione tra il Comitato e questi “cugini”
dell’altra parte dell’appennino che si sono resi subito
disponibili a guidarci con orgoglio nel loro centro storico. Grazie
ancora per l’appassionata visita agli amici egubini
dell’Associazione Leukos e del Comitato quartiere San Martino.
Radio Gold Bottoni
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lunedì 24 marzo 2014
lunedì 17 febbraio 2014
WWF: "IL COMUNE DI MATELICA INDEBOLISCE I VINCOLI AMBIENTALI NELL'AREA DEI CAVALIERI"
Con la Delibera n. 19 del 30 Gennaio 2014, la Giunta municipale di Matelica ha approvato una variante parziale al P.R.G. per una parte dell'area dei Cavalieri che, di fatto, elimina l'ambito di tutela orientata di 90 metri dal fiume Esino e quello di 45 metri dal fosso di Pagliano, riducendo la fascia di rispetto dai corsi d'acqua ai soli 30 metri della tutela integrale. Tutto questo per permettere la realizzazione di una pista di motocross che ospiterà un Centro Tecnico Federale per discipline motoristiche come motocross, enduro e trial. A parte il fatto che di un'altra pista di motocross a Matelica e nel nostro territorio non se ne sentiva certo il bisogno, in quanto praticamente quasi ogni comune ne dispone già di una propria: Esanatoglia, Castelraimondo, San Severino, Cingoli ecc... Quindi non si comprende perché non sia possibile ospitare il Centro Tecnico Federale in una delle piste di motocross già esistenti nella zona, visto che peraltro alcune di esse hanno ospitato in passato anche prestigiose competizioni motoristiche di livello internazionale. Inoltre, secondo noi, individuare una pista di motocross proprio alle porte di Matelica non rappresenta certo il miglior “biglietto da visita” per la città, senza parlare poi dell'inquinamento acustico e dell'aria che una simile attività apporterà all'ambiente della zona e alla gente che vi abita. Ma la cosa ancor più preoccupante è che l'area interessata dalla pista di motocross è limitrofa sia alla centrale biogas, da cui la divide il fiume Esino, sia all'area industriale dei Cavalieri dove, come si saprà, il Comune di Matelica ha approvato giusto lo scorso anno la famosa variante per permettere l'insediamento di industrie insalubri di 1 e 2 classe. Non vorremmo quindi che, con la scusa di permettere la realizzazione della pista di motocross, vi sia in prospettiva un progetto complessivo di indebolimento dei vincoli ambientali dell'intera zona dei Cavalieri – Pezze dove, come detto, è ubicata anche la centrale biogas. Ricordiamo, infatti, che una delle principali motivazioni del ricorso al TAR contro la centrale, tuttora pendente, è proprio quello del mancato rispetto del vincolo della distanza dal fiume Esino della centrale stessa!
lunedì 28 ottobre 2013
SCOPERTO SCARICO CENTRALE BIOGAS MATELICA NEL FIUME ESINO
Matelica. Continua l'allarme
per la problematica relativa alla Centrale Biogas. E' appena
arrivato in redazione un comunicato stampa del comitato per la tutela del
territorio dove si legge che "… dopo le numerose proteste dei mesi
scorsi da parte dei cittaini per la puzza insopportabile emanata dai Silobag in politilene della Centrale Biogas a Pezze di Matelica
e dopo gli spargimenti su vast appezzamenti delle falde acquifere, un altro ALLARME viene segnalato
dalla centrale di Biogas di Matelica. E' stato scoperto, infatti, uno scarico a
cielo aperto che dalla centrale va a finire direttamente nel vicino fiume ESINO. Dalle foto
allegate , il liquido percolante e schiumoso sembrerebbe molto simile al "digestato" che poi è
lo scarto del processo di fermentazione della centrale
di Biogas che, come si sa, viene alimentata da biomasse vegetali e
liquami animali. Il problema, però, è che, questo digestato non può
essere assolutamente sversato in un corso d'acqua e neppure nei terreni
in prossimità di sorgenti e falde acquifere. Inoltre, nel progetto
approvato dalla centrale biogas non è previsto
alcuno scarico della centrale nel vicino fiume Esino,
in quanto tutto il circuito delle acque di processo è un circuito chiuso. Nel
progetto sono previsti solo i normali scarichi per l’acqua
piovana. Sale quindi la preoccupazione nella popolazione in
considerazione anche di altri casi di sversamenti nei fiumi
da parte di centrali Biogas avvenuti nei mesi scorsi in varie parti della Regione
Marche. Anche lo stoccaggio di tonnellate di silobag nei
terreni intorno alla centrale non è rispondente al progetto,
in quanto gli insilati dovrebbero essere stoccati su una superficie
in calcestruzzo delle dimensioni di 69x52 metri e
non invece direttamente su terreno agricolo come viene fatto
attualmente. Tutte queste "anomalie" sono state
comunque segnalate al Corpo Forestale dello stato- Comando di
Matelica ed alla polizia Municipale, che nei prossimi giorni
provvederanno ad effettuare dei sopralluoghi dei
prelievi biologici presso la centrale biogas in località
Pezze.” Da quello che si apprende da questo comunicato stampa del Comitato
per La Tutela del Territorio è evidente che tale situazione
"anomala" debba essere presa in considerazione
dalle autorità competenti, nel più breve tempo possibile, allo
scopo di risolvere le "anomalie " e nel caso
risultassero vere rimuoverle concretamente, nel più breve tempo
possibile.
Gessica Menichelli
domenica 1 settembre 2013
CERRETO D'ESI: RINVENUTI ALTRI RESTI DI CINGHIALI MORTI NELL'ESINO
TUBERCOLOSI NEI CINGHIALI - LAC: TOGLIERE LA GESTIONE AI CACCIATORI
Dopo il recente ritrovamento di
carcasse di cinghiali morti nel fiume Esino, probabilmente malati di
tubercolosi bovina, si ripropone l’annoso problema della gestione della
popolazione del cinghiale nella nostra Regione. Come LAC abbiamo richiesto
all'assessore regionale Paola Giorgi la sospensione cautelativa della caccia al
cinghiale per la prossima imminente stagione, in modo da permettere un
monitoraggio a tappeto sullo stato di salute di tutta la popolazione
marchigiana del cinghiale, verificare la diffusione della tubercolosi, ed
approntare poi le decisioni da prendere, sia per tutelare la salute dei
cittadini, che il lavoro degli allevatori di bestiame. Sulla proposta di
sospensione della caccia, la Coldiretti si è però detta contraria, perché “lo
stop alla caccia significherebbe aggravare una situazione, quella dei danni
agli agricoltori, già drammatica, che non apporterebbe alcune beneficio”. Noi
della LAC siamo convinti invece che per affrontare seriamente, ed in via
definitiva il problema dei danni procurati dai cinghiali, bisognerebbe
incidere sugli interessi consolidati dei
cacciatori, i quali, come è noto, dalla caccia al cinghiale ne ricavano una
significativa fonte di reddito, vendendo ai ristoranti gli animali abbattuti
nel corso delle battute di caccia. L’unico soggetto che ha quindi interesse ad
avere un'alta presenza di cinghiali sul territorio è proprio il cacciatore. Se
i cinghiali sono oggi così numerosi è infatti a causa dei ripopolamenti
venatori effettuati con animali d’allevamento e importati dall’Est europeo.
Tali pratiche, legali fino a metà degli anni ’80, continuano ancora oggi
illegalmente. Senza parlare poi del florido commercio clandestino di cinghiali
uccisi dai bracconieri, venduti al nero e senza alcun tipo di controllo
sanitario.
mercoledì 28 agosto 2013
CFS MATELICA DENUNCIA DISCARICA ABUSIVA CINGHIALI MORTI NEL FIUME ESINO. RISCHIO TBC
Il Corpo Forestale di Matelica, a seguito di una segnalazione, ha scoperto e denunciato alle autorità sanitarie una discarica abusiva di cinghiali morti nel fiume Esino tra Matelica e Cerreto d'Esi. Lo rende noto la Lac (Lega Anti Caccia), che chiede all'assessore Giorgi di sospendere la caccia: alcune carcasse erano in sacchi di plastica, altre erano nell'acqua. Sarebbero capi abbattuti dai bracconieri che, una volta resisi conto che gli animali erano affetti da Tbc (contagiosa per l'uomo), li hanno gettati nel fiume. (Ansa)
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