Dopo il recente ritrovamento di
carcasse di cinghiali morti nel fiume Esino, probabilmente malati di
tubercolosi bovina, si ripropone l’annoso problema della gestione della
popolazione del cinghiale nella nostra Regione. Come LAC abbiamo richiesto
all'assessore regionale Paola Giorgi la sospensione cautelativa della caccia al
cinghiale per la prossima imminente stagione, in modo da permettere un
monitoraggio a tappeto sullo stato di salute di tutta la popolazione
marchigiana del cinghiale, verificare la diffusione della tubercolosi, ed
approntare poi le decisioni da prendere, sia per tutelare la salute dei
cittadini, che il lavoro degli allevatori di bestiame. Sulla proposta di
sospensione della caccia, la Coldiretti si è però detta contraria, perché “lo
stop alla caccia significherebbe aggravare una situazione, quella dei danni
agli agricoltori, già drammatica, che non apporterebbe alcune beneficio”. Noi
della LAC siamo convinti invece che per affrontare seriamente, ed in via
definitiva il problema dei danni procurati dai cinghiali, bisognerebbe
incidere sugli interessi consolidati dei
cacciatori, i quali, come è noto, dalla caccia al cinghiale ne ricavano una
significativa fonte di reddito, vendendo ai ristoranti gli animali abbattuti
nel corso delle battute di caccia. L’unico soggetto che ha quindi interesse ad
avere un'alta presenza di cinghiali sul territorio è proprio il cacciatore. Se
i cinghiali sono oggi così numerosi è infatti a causa dei ripopolamenti
venatori effettuati con animali d’allevamento e importati dall’Est europeo.
Tali pratiche, legali fino a metà degli anni ’80, continuano ancora oggi
illegalmente. Senza parlare poi del florido commercio clandestino di cinghiali
uccisi dai bracconieri, venduti al nero e senza alcun tipo di controllo
sanitario.
Radio Gold Bottoni
domenica 1 settembre 2013
TUBERCOLOSI NEI CINGHIALI - LAC: TOGLIERE LA GESTIONE AI CACCIATORI
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