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lunedì 23 giugno 2014

TRA CREATIVITA’ E VISIONE: UNA CITTA’ CHE CAMBIA - di Alessandro Moscè


Il riconoscimento Unesco di Fabriano Città Creativa segue immagini e percorsi, come ha detto Francesca Merloni, la madrina del Forum che si è tenuto questo fine settimana in vari posti della città. Facendo leva sull’artigianato di qualità e sul turismo ci cerca di garantire nuovi flussi occupazionali utilizzando la rete network di collegamenti con tutto il mondo. Creatività e visione alternativa (verrebbe da dire “visionarietà”) saranno il cuore pulsante dell’obiettivo da raggiungere. La proclamazione rappresenta il punto di arrivo di un lungo cammino che ha coinvolto amministrazioni locali, settore privato e società civile. Si intende attivare un processo che leghi diverse realtà culturali per stabilire le basi di uno sviluppo economico e sociale a chi opera nel settore e a consegnare una piattaforma internazionale verso cui convogliare la propria energia. Dal 21 al 24 giugno Fabriano ha ospitato i rappresentanti di Santa Fe (New Mexico), Aswan (Egitto), Kanazawa (Giappone), Icheon (Sud Corea), Hangzhou (China) e Paducah (Usa) e Bologna, l’altra città italiana che ha ottenuto il riconoscimento Unesco. Il network delle Città Creative sarà il banco di prova per sostenere appunto la creatività e una visione alternativa al distretto metalmeccanico, elementi essenziali per il prossimo sviluppo economico. Attraverso questa rete, divisa in sette aree corrispondenti ad altrettanti settori culturali (Musica, Letteratura, Folk Art, Design, Media Arts, Gastronomia, Cinema) le città possono condividere le reciproche peculiarità, incrementando la presenza dei propri prodotti culturali e non sui mercati nazionali ed internazionali. Il Forum si è articolato in incontri istituzionali, manifestazioni pubbliche, seminari, convegni e occasioni di incontro con i rappresentanti del mondo dell’economia e della cultura. C’è da superare una recessione economico-imprenditoriale spaventosa: una persona su quattro è senza lavoro o cassaintegrato di lungo corso. Questo il preoccupante dato che emerge dal report dei sindacati. Da isola felice e a simbolo del disagio, Fabriano, nel suo tessuto sociale, trema. A distanza di cinque anni e mezzo dall’avvio dell’amministrazione straordinaria per l’ex colosso europeo del contoterzismo Antonio Merloni, e a due anni e mezzo dalla cessione del ramo d’azienda, le sentenze di primo e secondo grado che hanno annullato la vendita a Giovanni Porcarelli, aprono una voragine (oltre ai 2.200 posti diretti in bilico ci sono anche i 12.000 addetti della filiera di piccole imprese tra Marche e Umbria). La Indesit Company, nel frattempo si rilancia con un investimento di 83 milioni di euro nei siti produttivi italiani, ma è ancora caccia aperta al partner che dovrà affiancarla. La Città Creativa può porre un freno alla desertificazione del territorio, purché si faccia realmente rete a partire dai soggetti locali. “La vera sfida”, ha detto il Governatore delle Marche Gian Mario Spacca, “è ricostruire il capitale umano, la conoscenza che genera una cultura solida e offre la chiave di lettura per interpretare il futuro. Si avvertono segnali positivi a partire dalle giovani generazioni. Sono quei ragazzi, anche di Fabriano, che stanno facendo esperienze all’estero nei più vari campi. L’auspicio”, ha continuato Spacca, “è che possano ritornare con il loro bagaglio di conoscenze da mettere a disposizione di tutta la comunità marchigiana. Un auspicio, ma anche una certezza, perché sono sicuro che lo faranno. Fabriano ha nel proprio stemma, caso unico nella regione, un fabbro impegnato a battere sull’incudine. Il saper fare, le mani pensanti sono nel dna di questa città dove è sorta la prima fabbrica europea della carta. Oggi è necessario che la comunità recuperi questa sua tradizione imprenditoriale”.


Alessandro Moscè

lunedì 16 giugno 2014

LA CULTURA TRA SPAZIO E TEMPO - di Alessandro Moscè


La mostra “Da Giotto a Gentile”, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana, aprirà i battenti il 25 luglio e renderà Fabriano una delle città protagoniste delle grandi mostre 2014 in Italia. L’esposizione curata da Vittorio Sgarbi darà conto di un patrimonio artistico in gran parte sommerso e inscindibile da un universo paesaggistico e ambientale di straordinaria bellezza: oltre 100 le opere che si potranno ammirare fra dipinti, pale d’altare, tavole, affreschi, sculture, oreficerie, miniature, manoscritti, codici concessi in prestito dai più prestigiosi musei italiani e stranieri. Nel frattempo si è attivato il circuito Unesco delle Città Creative, con Fabriano entrata a far parte del novero del grande network umanitario. Siamo la seconda località italiana dopo Bologna ad ottenere il titolo. Fabriano, nello specifico, è stata insignita per la lavorazione della carta e per l’artigianato artistico. Il forum dell’Unesco, che si terrà proprio questa settimana in città, rappresenta l’input che ci porta ad interagire in un contesto finalmente internazionale. Cultura e creatività  rappresentano dunque le competenze su cui virare per ridare slancio al nostro Paese e per offrire alle giovani generazioni nuove opportunità anche in termini di occupazione. Un modo brillante per uscire dalla crisi c’è. A rivelarlo sono i dati sull’export, quelli sulle professioni maggiormente richieste dalle imprese, nonché quelli relativi al Pil e all’occupazione generata. Cos’è la cultura unita alla creatività? E cosa si intende per professioni culturali e creative? A rispondere a queste due domande è  il report di Unioncamere “Cultura e Creatività: gli sbocchi di lavoro per i giovani”, che identifica la cultura e la creatività con “quel bagaglio tecnico necessario in modo particolare ai giovani per affermarsi nel mondo del lavoro”. Un bagaglio che al suo interno contiene competenze tecniche, creatività progettuale ed imprenditoriale, originalità e talento. In particolare, sostiene la Fondazione Symbola, la cultura ha nuove ed impreviste contaminazioni. E le professioni culturali e creative non sono più confinate in uno spazio ben definito, ma vanno dai designer ai piccoli artigiani. Appare chiaro che cultura non è un concetto che rimanda all’idea di passato. La cultura si identifica, piuttosto, con il  progresso, l’innovazione, la  valorizzazione della tradizione, la sostenibilità, il Made in Italy  e l’eccellenza. Passato e futuro si danno la mano: tra spazio e tempo nel segno della cultura per rilanciare un territorio, il nostro, ancora pesantemente in crisi. Alcuni segnali confortanti cominciano a vedersi. Aspettiamo conferme.

Alessandro Moscè


lunedì 9 giugno 2014

FABRIANO CAPOLUOGO DELLE MARCHE: PAROLA DI VITTORIO SGARBI - di Alessandro Moscè




“Fabriano è una capitale dell’arte a livello nazionale. Potrei paragonarla ad Alberobello, per la qualità che offre. La vera forza del nostro Paese è data da città come Fabriano, che vantano un biglietto da visita non comune, anzi invidiabile. Suggerisco al Governatore Spacca di spostare il capoluogo di Regione da Ancona proprio a Fabriano. Dire ad Urbino sarebbe troppo facile. Il Maestro di Campodonico, Allegretto Nuzi, il grande Gentile. La storia dell’arte è di casa, a Fabriano. Questa città vale più di qualunque altro luogo tedesco che la Merkel non avrà mai. E’ sul patrimonio artistico che si fonda il futuro di questa terra. Ancona è estranea a se stessa, Fabriano per fortuna no”. Con queste parole Vittorio Sgarbi, come al solito funambolico e irresistibile, lancia la mostra “Da Giotto a Gentile”. Il critico d’arte cala l’asso: Fabriano sarà una delle città protagoniste delle grandi mostre 2014 in Italia, con l’esposizione collocata tra il Due e Trecento e in programma dal 25 luglio al 30 novembre nella Pinacoteca Molajoli e in tre chiese del centro storico. La mostra darà conto di un patrimonio artistico in gran parte “sommerso” e inscindibile da un contesto paesaggistico e ambientale di straordinaria bellezza: oltre 100 le opere che si potranno ammirare fra dipinti, pale d’altare, tavole, affreschi staccati, ma anche sculture, oreficerie rarissime, miniature, manoscritti, codici concessi in prestito dai più prestigiosi musei italiani e stranieri. “Da Giotto a Gentile” è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana con il sostegno del Comune di Fabriano, in collaborazione con la Regione Marche, la Soprintendenza dei Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici delle Marche di Urbino, la Soprintendenza dei Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici dell’Umbria e la Diocesi di Fabriano-Matelica, sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei ministri. Prosegue Sgarbi nella sua sulfurea disamina: “Secondo me è una questione di temperamento, di indole della gente. Francamente ci vorrebbe uno psicologo per spiegare l’autolesionismo di Ancona, città inutile e dispendiosa, senza cultura, distaccata dalle cose belle, mentre a Fabriano vi sapete organizzare. E per quanto riguarda le istituzioni, a partire dal basso fino ad arrivare al governo, dico che tagliare i fondi per i beni culturali, che rappresentano un valore aggiunto indispensabile, significa stare nel Congo”. Sgarbi conclude: “Se vuoi capire l’arte italiana devi vedere specie le Marche, Fabriano, Jesi, Urbino”. Aveva dunque ragione Lev Tolstoj, che nel capolavoro “Il regno di Dio è in voi” (1893) scriveva: “Per giungere nel luogo a cui si tende, bisogna dirigersi con tutte le forze verso un punto molto più alto. Abbassare l’ideale, non solo è diminuire la probabilità di giungere alla perfezione, ma distruggere l’ideale stesso”.  Non ci resta che accogliere Gentile, Giotto e Cimabue…

Alessandro Moscè, direttore editoriale

venerdì 6 giugno 2014

CARA GIGLIOLA TI SCRIVO... di Alessandro Moscè


L'editoriale di Alessandro Moscè pubblicato dalla nostra redazione il 6 giugno 2013. Lo riproponiamo oggi ad un anno dalla scomparsa del papà di Gigliola Marinelli, direttrice di Radio Gold. 


Forse solo la poesia può cristallizzare la fine, rendere vivo chi non c’è più, creare un monumento invisibile, un simulacro di parole, un’icona di versi. Trasformare un uomo, appunto, in un vivo tra i vivi. Perché la poesia annulla le distanze e le barriere temporali e spaziali. Il fuoco del ricordo anima l’individuo che ci ha lasciati, l’“accende di futuro”. Penso a questo mentre scrivo alla direttrice Gigliola Marinelli, perché il dolore per la scomparsa di un padre “mitico” non solo per la sua famiglia, ma anche per la città, si possa lenire nell’immenso di un amore che non viene meno, ma che anzi si accentua con l’interruzione dei giorni terreni. Nelle sue lettere datate 1962, Hermann Hesse scrive: “Il richiamo della morte è anche un richiamo d’amore. La morte è dolce se le facciamo buon viso, se l’accettiamo come una delle grandi, eterne forme dell’amore e della trasformazione”. La morte delle persone che ci stanno accanto ci riguarda più della nostra, disse una volta Giovanni Soriano, l’autore dello splendido volume “Maldetti. Pensieri in soluzione acida”. Il vuoto, la perdita, l’assenza, come ho scritto più volte, sono archetipi dell’esistenza di ognuno di noi, quindi della letteratura, capace di far “resuscitare” chiunque e di farlo presenziare come fosse ancora in carne ed ossa. Al pari dell’amore, la morte è un mutamento di tutto l’essere, ma niente viene prescritto, niente scade. Anzi, chi muore lascia un testamento morale, lo stesso che Gigliola ha scritto questa mattina su Facebook sintetizzando un sentimento filiale che la sua natura conosce bene: dignità, grinta e determinazione. Valori che non si commercializzano. Valori infiniti e indisponibili. Valori saldi. “Testa alta e schiena dritta”, ecco il proposito che vale più di ogni materialità. Gigliola conserva il carattere del padre, lo stesso temperamento, non solo lo stesso sangue. E nel momento peggiore, è un’imperitura volontà che emerge da questo significato, tutt’altro che un pianto sconfortato. “Che la terra ti sia lieve”, scrissi ad un amico che mi lasciò lo scorso anno. Lo stesso volo alto lo prefiguro per il papà della direttrice di Radio Gold. Una persona che non ho conosciuto, ma che so che a Fabriano ha lasciato un segno specie come impeccabile professionista. Le due mani si intrecciano: figlia e padre ancora uniti. La tua radio ti lascia un poesia che corre sull’etere, che guarda lassù, cara Gigliola, con gli stessi occhi di sempre. “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale /e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. / Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio. / Il mio dura tuttora, né più mi occorrono / le coincidenze, le prenotazioni, / le trappole, gli scorni di chi crede / che la realtà sia quella che si vede. / Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio / non già perché con quattr’occhi si vede di più. / Con te le ho scese perché sapevo che di noi due / le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, / erano le tue” (Eugenio Montale).

martedì 3 giugno 2014

IL PERCHE’ DEI LIBRI - di Alessandro Moscè -

C’è una considerazione di Paul Auster, grande intellettuale statunitense, scrittore e cineasta, tratta da “L’invenzione della solitudine” (ripubblicato da Einaudi nel 2005), che dice: “Ciascun libro è un’immagine di solitudine, un oggetto concreto che si può prendere, riporre, aprire e chiudere e le sue parole rappresentano molti mesi, se non anni, della solitudine di un uomo, sicché a ogni parola che leggiamo in un libro potremmo dire che siamo di fronte a una particella di quella solitudine”. Ma la solitudine è creativa, specie quella che ci pone di fronte al mistero di un libro, alle sue tante vie, alla moltitudine dei personaggi che racchiude, agli accadimenti. Auster stabilisce una simbiosi tra scrittore e lettore. Qualche settimana dopo l’inattesa morte del padre, si ritrova nella grande casa ormai deserta di un uomo che per tutta la vita aveva vissuto caparbiamente, distaccato dagli affetti. E accostando i frammenti sparsi di un’esistenza pressoché estranea, facendo lo spoglio delle carte e degli oggetti personali di quel padre austero, Auster si imbatte nelle testimonianze. Attraverso un mosaico di immagini, coincidenze e associazioni, lo scrittore riflette su come il caso, impercettibilmente, governi le nostre vite e la natura solitaria dello scrivere. “L’invenzione della solitudine” è un delicato ritratto di famiglia, tutto giocato sul filo della memoria, una commossa riflessione sulla difficoltà di essere figli e padri. In fondo ciò che può accadere a chiunque, giornalmente. E la forza dei libri letterari sta proprio in questo: ci apre finestre sul mondo e ci insegna a guardare meglio noi stessi cogliendo aspetti peculiari dagli altri, anche dagli “esseri di carta”, che sono appunto i protagonisti delle storie che leggiamo. Le cosiddette relazioni di ruolo le troviamo nella vita come nei libri, e sono di tipo personale, basate su ruoli familiari e sociali. L’indagine dell’animo umano emerge anche dai libri, da un’esistenza invisibile, che non si calcola, che non ha un prezzo, ma resta per sempre, come il rapporto padre-figlio nelle parole di Paul Auster. Purtroppo, in Italia, di libri si parla sempre meno e la televisione li disconosce, a meno che non riguardino la cucina, le barzellette o qualche invenzione esoterica. Invece è proprio dalla riscoperta della conoscenza, della “vita interiore” moraviana, per così dire, che può far ripartire la misera società di oggi. Cioè dalla dematerializzazione in virtù di qualcosa che ci appartiene nell’endogena percezione delle cose. Ecco allora che Jorge Borges ci soccorre con questa esatta rivelazione: “Il libro non è un ente chiuso alla comunicazione, è una relazione, è un asse di innumerevoli relazioni”.
Alessandro Moscè

lunedì 19 maggio 2014

IL VOLONTARIATO: DA FABRIANO AL MONDO - di Alessandro Moscè


Colgo l’occasione partendo dalle numerose iniziative alle quali Radio Gold ha partecipato in questi anni, tramite l’attivismo di Gigliola Marinelli e dei suoi collaboratori, per dire qualcosa sul volontariato. In Italia la partecipazione ad attività di volontariato è in crescita. Secondo i dati Istat, in poco meno di 20 anni, la percentuale di persone che si dedicano al volontariato è passata dal 6,9% al 10%. Nel 2013, secondo le stime dell’istituto di statistica, sono più di 5 milioni gli italiani che hanno svolto una qualche azione gratuita presso un’associazione di volontariato. Inoltre, secondo una ricerca pubblicata nel 2011 (la valorizzazione economica del lavoro volontario nel settore non profit di Istat e Cnel), il valore economico delle attività volontarie in Italia è pari a quasi a 8 miliardi di euro. Nonostante i dati illustrino un trend positivo, nel confronto internazionale l’Italia si colloca, purtroppo, in fondo alla classifica. Stando ad uno studio commissionato dall’Unione Europea, il nostro paese, con Bulgaria, Grecia e Lituania, fa parte del gruppo di nazioni europee caratterizzate da una bassa  partecipazione al volontariato. Le percentuali per questi paesi, fanalino di coda, sono pari o al di sotto del 10%. Valori dunque ben più bassi di quelli registrati, ad esempio, da Olanda, Austria, Svezia o Regno Unito, dove la partecipazione supera il 40%. Sperando in un trend più positivo, mi piace sottolineare i volontari di “Save the Children” che condividendo un ideale, aiutano a costruire reti di cittadinanza attiva e responsabile diventando la faccia dell’organizzazione e la voce di milioni di bambini nel mondo (si pensi alla “Giornata Internazionale della Famiglia”, visto il rischio povertà). Un volontario di “Save the Children” si impegna ad organizzare, in piena sinergia con i partner locali e le associazione amiche, eventi ed occasioni di informazione, sensibilizzazione e mobilitazione coinvolgendo istituzioni, cittadini e minori. I bambini sono una cosa sacra: eppure in Italia oltre 1 milione vengono colpiti dalla povertà economica estrema e 3 milioni e 500 mila appaiono a rischio esclusione. “Save the Children” crede che riuscire a coinvolgere un numero maggiore di persone possa essere la chiave per cambiare le cose e garantire concretamente il rispetto dei diritti dei bambini anche in Italia. Un esempio non di poco conto, dunque. Un esempio che si affianca al valore di chi aiuta i malati come ha fatto Radio Gold con la “Pizza in piazza” insieme ad altre realtà fabrianesi, nel suo piccolo. Qualcosa di irrinunciabile al quale va solo un plauso. Non resta che dire… alla prossima occasione: da Fabriano al mondo. Radio Gold ci sarà.
 
 

lunedì 30 settembre 2013

BREVI DAL TERRITORIO: Addio all'artista Bellucci, Arpulìmolo, ex ARDO, Tecnowind, Anita Kravos a Fabriano

Cordoglio per la scomparsa dell'artista Sirio Bellucci. Il pittore fabrianese si è spento a Macerata all'età di 89 anni. Bellucci, nato a Belvedere di Fabriano, aveva lavorato in polizia prima di diventare un artista dal valore ampiamente riconosciuto, tanto da meritare nel '75 la copertina di Flash Art, autorevole rivista di arte contemporanea. I funerali si terranno oggi pomeriggio a Macerata.

Fabriano, una domenica trascorsa a ripulire il fiume Giano con una ventina di volontari del Comitato Alla Scoperta del Giano per la deputata del Movimento 5 Stelle Patrizia Terzoni. L'iniziativa è stata battezzata in dialetto "Arpulìmolo": un modo per restituire simbolicamente alla città una porzione di fiume limpido. Con Terzoni, che è membro della commissione Ambiente della Camera, alcuni consiglieri comunali.

Lo scrittore marchigiano Lorenzo Spurio sarà a Fabriano per presentare il suo nuovo libro di racconti dal titolo "La cucina arancione". L'appuntamento è per domani alle ore 19.00 presso il Bar L'Angoletto in Piazza Quintino Sella. Si presenterà l’autore e il suo libro durante un gustoso aperitivo. La poetessa dialettale marchigiana Maria Giannetta Grizi interverrà all’evento.

Ex ARDO, Questa mattina i rappresentanti locali di Fim, Fiom e Uilm si incontreranno per pianificare le proteste nei confronti delle banche che hanno presentato il ricorso contro la vendita dell'azienda all'imptenditore Porcarelli. In vista anche una manifestazione unitaria, probabilmente a Fabriano. Intanto nello stabilimento di Santa Maria continua l'attività lavorativa.

Tecnowind, firmato dalla nuova proprietà l'accordo con le banche per la ristrutturazione del debito. Concessa dai creditori la rateizzazione per il gruppo di Roberto Cardinali, dopo il parere già favorevole di fornitori e sindacati. Il piano di ritrutturazione non dovrebbe avere un impatto troppo grave sulle maestranze, solo poche decine di esuberi, sembra, gestibili senza alcun licenziamento.

Anita Kravos reciterà nel film “Il talento della malattia”, tratto dal romanzo omonimo di Alessandro Moscè. Colpo da Oscar per Stefano Calvagna, regista della pellicola che verrà girata a Fabriano. L'artista è stata candidata al David di Donatello come migliore attrice nel 2010, ora con “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino è nel cast del film candidato dall’Italia al Premio Oscar negli Stati Uniti e candidato allo stesso Festival di Cannes.

E' ripartito oggi il Piedibus: l'iniziativa che accompagna a piedi gli studenti delle scuole elementari. Per ora interessata l'Allegretto, seguirà poi anche la Collodi di Fabriano. Quattro le linee e molti i volontari impegnati tra genitori e nonni e tanto entusiasmo da parte dei bambini. Per avere maggiori informazioni riguardo il progetto visitate la pagina facebook Piedibus Fabriano.

Fabriano, seconda edizione del Concorso Storie da Biblioteca. C’è tempo fino al 10 ottobre per iscriversi. Lapartecipazione è gratuita. Scrittori e fotografi dovranno raccontare alcune Biblioteche marchigiane. L’appuntamento a Fabriano è previsto per il 19 ottobre, presso la Biblioteca “Romualdo Sassi”, dalle ore 15 alle ore 19. Maggiori informazioni su piazzalta.it

Torna il 6 ottobre "Autunno con il CAI", passeggiata non competitiva di 9 Km tra i colori dell'autunno con "Pasta Party" finale. Ritrovo alle ore 8 presso la casa del Parco di Castelletta.

sabato 7 settembre 2013

26° MOSTRA MERCATO, MARCO ANGELINI: "AGORA' E IL CINEMA A FABRIANO ANCHE IN DIRETTA STREAMING"

Expo Fabriano anche in diretta streaming. Dopo il convegno con il professor Dipak Pant, questa sera dalle ore 21 e domani, domenica, dalle ore 19, sarà possibile seguire la 26° Mostra Mercato Regionale dell'Artigianato non solo in diretta radiofonica con Radio Gold ma anche via streaming grazie a Marco Angelini. L'indirizzo da cliccare è:

http://www.ustream.tv/channel/mostra-mercato-fabriano

Una volta terminata la diretta, sarà possibile rivedere sullo stesso canale web la registrazione della serata. Qualora saltasse il collegamento wi-fi, si potrà comunque vedere su Youtube la prosecuzione a partire dal pomeriggio successivo. I link verranno inseriti nella pagina ufficiale Facebook della Mostra. Questa sera alle ore 21 il secondo appuntamento con l'approfondimento: "Spin off universitari, star up aziendali. Il futuro nelle tue mani!" Tra gli ospiti il magnifico rettore dell'Università di Camerino Flavio Corradini. Domani alle ore 19, invece, sarà presentato il film "Il talento della malattia" tratto dal libro del nostro direttore editoriale Alessandro Moscè.


Marco Antonini

venerdì 6 settembre 2013

mercoledì 4 settembre 2013

CHI E’ STEFANO CALVAGNA: IL REGISTA CHE GIRERA’ IL FILM A FABRIANO


Stefano Calvagna ha iniziato il suo periodo di formazione artistica partendo alla volta degli Stati Uniti. A New York studia recitazione presso l’Actors Studio, per poi spostarsi a Los Angeles ed avviare i suoi studi in regia, partecipando come assistente alla fortunata serie televisiva Beverly Hills 90210. Nel 1999 Stefano Calvagna gira il suo primo film dal titolo Senza paura, un vero e proprio pulp all’italiana tratto da fatti di cronaca legati ad una banda criminale chiamata Banda del Taglierino. Questo film viene accolto positivamente dalla critica, che gli conferisce la nomina di “Quentin Tarantino italiano” e riceve il Premio De Sica al Festival di Salerno nel 2000 e il premio della Sezione Giovani al Festival Australiano nel 2001. Nel 2000 il regista romano torna sul set dove dirige, interpreta e produce il suo secondo film, Arresti domiciliari, una tragicommedia casalinga divisa in tre atti. Tra il 2000 e il 2005, Calvagna recita in alcune fiction, tra le quali Vite a perdere, miniserie prodotta dalla Rai nel 2004 e ispirata alla storia della Banda della Magliana. Nel 2005 Stefano Calvagna torna alla regia con L’uomo spezzato, un film drammatico incentrato sui danni che può arrecare la stampa. Vince il premio come miglior film al Telesia Film Festival del 2006 e la Fibula d’Oro a Lucca come migliore regia. Lo stesso anno, Calvagna va in Thailandia per girare un real movie sulla prostituzione minorile dal titolo Viaggio all’inferno, e nell’anno successivo firma A pugni chiusi, a cuore aperto, documentario sul pugile Vincenzo Cantatore. Nel 2007 è di nuovo alla regia di tre lungometraggi. Il primo è E guardo il mondo da un oblò, commedia ambientata in una lavanderia, con il quale il regista vince la sesta edizione del MonteCarlo Film Festival de la Comédie di Ezio Greggio. Nel 2006 dirige Il Lupo, liberamente ispirato alla vera storia di Luciano Liboni, lungometraggio che Calvagna riesce a portare in America come secondo prodotto italiano distribuito negli Stati Uniti dopo Il postino di Massimo Troisi. Nel 2007 dirige ed interpreta il film Il peso dell’aria, che ha come tema l’usura. Il film viene premiato nel 2007 a Capri per la miglior regia e poi nel 2008 al Grauman’s Chinese Theater di Los Angeles. Nel 2012 dirige ed interpreta il film autobiografico Cronaca di un assurdo normale, tratto dall’omonimo libro scritto dallo stesso Calvagna, che verrà presentato al 68° Festival del cinema di Venezia e con il titolo statunitense Bad Times, al Sunshine Cinema di New York. Nel 2013 è alla regia del suo primo thriller, MultipleX, interamente girato nel più grande multisala d’Italia. Il film, ispirato ad un reale fatto di cronaca accaduto negli Stati Uniti, racconta di sei giovani ragazzi che, dopo aver visto un film, per divertirsi decidono di passare la notte rinchiusi nel multisala. Nello stesso anno distribuisce in Italia il film d’animazione danese Il grande orso, una favola ispirata alle leggende nordiche, che esalta la bellezza della natura e la forza di un’amicizia particolare che nasce dalla capacità di comprensione e dal superamento della paura del diverso. Il film che sarà girato a Fabriano è tratto dalla biografia di Alessandro Moscè dal titolo Il talento della malattia.

 

venerdì 23 agosto 2013

ALLA MOSTRA DELL’ARTIGIANATO PRESENTAZIONE DEL FILM GIRATO A FABRIANO AD OTTOBRE


Domenica 8 settembre, nell’ambito della 26° edizione della Fiera Mercato dell’Artigianato di Fabriano, organizzata da Exopo Marche-Cna-Confartigianato con il patrocinio del Comune di Fabriano, della Provincia di Ancona e della Regione Marche, si terrà una conferenza stampa di presentazione del film “Il talento della malattia”, tratto dal libro di Alessandro Moscè, e che sarà girato in città tra ottobre e novembre 2013. Saranno presenti il regista Stefano Calvagna e il direttore di produzione John Cesaroni. Il film andrà in distribuzione nazionale nel 2014. Il film narra la guarigione negli anni Ottanta del piccolo Alessandro da un sarcoma di Ewing al bacino grazie anche all’aiuto psicologico datogli da un grande campione dello sport, il centravanti della Lazio e della nazionale Giorgio Chinaglia. L’opera cinematografica sarà prodotta dalla Poker Entertainment. Il regista Stefano Calvagna è stato definito dal grande critico cinematografico Gian Luigi Rondi, il Quentin Tarantino italiano. Autore di moltissimi film, premiato negli Stati Uniti da Steven Zaillian sceneggiatore di “Schindler list” (premio Oscar) al China’s theater di Los Angeles per “Il peso dell’aria”, ha realizzato, tra le altre opere, “Ultras”, “Il lupo”, Cronaca di un assurdo normale”. ll regista, in questi giorni ha selezionato il cast ed ha annunciato che la prima scena del film verrà girata a Roma, a Ponte Milvio. Parteciperà in veste di attore, interpretando se stesso, l’ex bandiera della Lazio, il capitano Pino Wilson. Parte dell’incasso del film sarà devoluto all’Associazione Italiana Studio Osteosarcoma presieduta dal regista Pupi Avati, che si occupa della ricerca e della cura del sarcoma di Ewing, che colpisce prevalentemente i bambini e che ha ancora una bassa percentuale di guarigione.

mercoledì 10 luglio 2013

INTERVISTA AL CONSIGLIERE SANDRO ROMANI



Alessandro Moscè intervista il Consigliere comunale ed ex vice-sindaco di Fabriano Sandro Romani. Per vedere l'intervista clicca qui:

http://www.youtube.com/watch?v=8aAdYvtoGVw

LAMBERT: UN NIGERIANO IN ESUBERO COME TANTI ALTRI - di Alessandro Moscè


Dopo la fiaccolata della speranza è stata la volta del viaggio della speranza. Martedì 9 luglio, alle sei di mattina, davanti alla stabilimento Indesit di Albacina incomincia a radunarsi un gruppo di persone appena sceso dalle autovetture. Tra queste un nigeriano: si chiama Lambert e dal 2000 lavora in questo sito. E’ sposato, ha un figlio, la residenza a Castelraimondo. Ha abitato e lavorato a Napoli, Penne, Matelica, infine in quella che definisce la sua seconda casa, la fabbrica circondata dallo spiegamento delle forze dell’ordine e che ha davanti agli occhi. Non si stanca mai, Lambert. Corporatura robusta, sguardo intenso, vuole lavorare perché la famiglia ha bisogno di denaro per mantenersi. Lambert è benvoluto dai suoi colleghi di reparto. Al grido di “Fabriano in lotta, il lavoro non si tocca”, fischietti in bocca, insieme a diverse centinaia di lavoratori ha raggiunto la sede del consiglio regionale attorno alle 11, dopo oltre tre ore di viaggio a 40 km all’ora lungo la SS76. Il serpentone delle vetture è rimasto compatto, finché le oltre trecento vetture hanno creato un vero e proprio imbuto all’altezza dell’ospedale di Torrette. Una volta arrivati nella sede del palazzo, una delegazione di sindacati e operai ha chiesto al presidente del consiglio Vittoriano Solazzi di poter leggere un documento già approvato da 27 consigli comunali tra Marche e Umbria e da tutte le province. Andrea Cocco della Fim ha esortato il sostegno della regione anche per la vertenza Tecnowind che coinvolge 325 dipendenti diretti, a Fabriano, e altrettanti dell’indotto. La richiesta è sempre esplicita: non condividere né accettare l’ipotesi di delocalizzazione produttiva e di ridimensionamento industriale e occupazionale avanzata da Indesit. E’ stato ricordato che è grazie allo sforzo, alla caparbietà, al lavoro di tre generazioni di persone di questa comunità, che Indesit è nata, cresciuta ed è diventata una multinazionale leader del settore mondiale dell’elettrodomestico. Cocco ha ammonito: “La storia siamo noi, l’olio di gomito dei lavoratori non può essere calpestato da chi vuole solo più profitto. Dobbiamo parlare di ciò che serve al paese, vale a dire il lavoro e lo sviluppo. Le piccole imprese falliscono, le grandi le portiamo fuori”. Tra le proposte di Fim, Fiom e Uilm, la definizione di un piano pluriennale di incentivi all’acquisto delle apparecchiature a maggior efficienza e a minor consumo energetico, anche attraverso la rottamazione delle vecchie; incentivi per le apparecchiature dei produttori socialmente responsabili secondo gli standard europei; incentivi fiscali per le aziende che mantengono i livelli occupazionali ed effettuano investimenti in Italia; incentivi per le politiche attive del lavoro e dell’occupazione. Lambert era lì con gli altri, combattivo. “Noi nigeriani siamo forti anche spiritualmente”, mi ha detto mentre imbracciava una bandiera ed esortava i colleghi a far sentire la loro voce. La solidarietà e l’unione di questi operai è un esempio di valenza morale, tra sopportazione e opposizione, rifiuto e sdegno. La politica e le istituzioni prendono atto, per l’ennesima volta, dello sforzo collettivo di resistenza.

Alessandro Moscè
Direttore Editoriale


lunedì 8 luglio 2013

L’OPPOSIZIONE CHE DIVENTA CONSUETUDINE- di Alessandro Moscè

La fiaccolata della speranza organizzata dalla diocesi e seguita in diretta da Radio Gold, è stata la dimostrazione che l’aria scotta. L’opposizione fabrianese, ormai, è una prassi. Non più l’eccezione ma la regola. La gente, cassaintegrati, lavoratori, persone comuni, dice di no al Piano Italia di Indesit e lo fanno dimostrando la netta contrarietà, esponendosi. Intanto, nello stabilimento di Albacina sono ripresi gli scioperi a macchia di leopardo per rallentare la movimentazione delle merci, in questo caso dei prodotti destinati alla Polonia. Nessun blocco a Melano, in attesa dell’esito dell’incontro tra azienda e sindacati al tavolo voluto dal ministero dello Sviluppo economico per riannodare i fili della trattativa. La protesta si è trasformata in manifestazione continua, quindi in abitudine. La comunità fabrianese, paradossalmente, non è mai stata così unita come adesso. Questa settimana sarà cruciale. Sindacati, Rsu e lavoratori si preparano all’appuntamento di domani presso la sede della Regione Marche, dove il consiglio aprirà i lavori con una sessione dedicata alle grandi crisi aziendali del territorio. Da Albacina è prevista la partenza di un serpentone di auto che a passo di lumaca raggiungerà, lungo la superstrada SS76, Ancona.  Con l’invito da parte del ministro allo Sviluppo Economico Flavio Zanonato a rivedere il piano che prevede 1.425 esuberi, si era conclusa la prima riunione del tavolo riconvocato per martedì 16 luglio. Il ministro esprime la forte preoccupazione del governo per il piano che acuirebbe le sofferenze di aree già colpite da una pesante involuzione. Si vogliono valutare nuove prospettive per gli stabilimenti e le possibili attività di ricerca e sviluppo per prodotti di alto valore tecnologico. Ma più che dalle istituzioni, i segnali forti vengono dalle persone, come detto. L’egemonia familiare dei Merloni è fortemente intaccata. Qualcuno chiede che finalmente parlino gli esponenti della proprietà. Anche chi non lo dice apertamente, lo pensa. Sembrano significative le parole del vescovo don Giancarlo Vecerrica, che durante la fiaccolata ha sintetizzato il pensiero comune, lo slogan della Fabriano attuale: “Speriamo che l’iniziativa possa illuminare le menti di chi deve decidere e purtroppo sta rubando la speranza ai lavoratori. Non si può giocare sulla pelle del popolo per meri calcoli economici. Io sono dalla parte della gente così come mi ha chiesto personalmente Papa Francesco nell’incontro che ho avuto con lui”. Sono affermazioni chiare, concise, dure. Quei chilometri a piedi e quelle 1.000 persone con la luce accesa in un lungo serpentone, hanno lasciato una traccia incancellabile nella memoria della città che sta rapidamente cambiando faccia. E per sempre.
 
Alessandro Moscè
Direttore Editoriale

martedì 2 luglio 2013

PUNTATA INTEGRALE "SPECIALE FIACCOLATA - IL LAVORO E' DIGNITA' E VITA"



Radio Gold ha seguito in diretta la fiaccolata organizzata ieri sera dalla Diocesi di Fabriano-Matelica. "Il lavoro è dignità e vita" è stato ripetuto più volte. Più di mille i partecipanti. Per ascoltare la puntata integrale dedicata alla fiaccolata seguita con ospiti e collegamenti, clicca qui: 

http://www.youtube.com/watch?v=W7wxJZM0J5A



Marco Antonini

martedì 18 giugno 2013

ALESSANDRO MOSCE' PRESENTA "SCARPETTE BIANCHE"


Verrà presentato venerdì 21 giugno alle ore 17.30 presso l’Oratorio della Carità il romanzo Scarpette Bianche di Arturo Bernava (Solfanelli Editore). L’evento, che si svolge in collaborazione con la compagnia teatrale “Papaveri e Papere”, sarà coordinato dal critico letterario Alessandro Moscè. L’organizzazione è a cura di Maria Emery. Sarà presente inoltre l’editore Marco Solfanelli e l’autore Arturo Bernava. La presentazione sarà unica nel suo genere, in quanto parti del libro saranno interpretate e recitate con costumi dell'epoca.  Uno “spettacolo” che farà si che lo spettatore "viva" il libro. Matteo Cossu, Alessandro Galli e Francesca Petritoli porteranno in scena alcuni passi del libro supportati dalla voce di Barbara Gubinelli che farà da “trait d’union” tra un passaggio  e l’altro. Federica Petruio e Fabio Bernacconi curano la regia di questa piece, portando quattro allievi appena usciti dal corso di recitazione “Papaveri e Papere”a vivere insieme al pubblico questa suggestiva ed insolita presentazione letteraria.  

Personaggi equivoci e grotteschi si aggirano in Abruzzo, in quel luglio del ‘43. Chi è l’ombra nera che aleggia e scivola per le stradine del paese? Perché il matrimonio tra l’attempato Osvaldo Pierantozzi e la giovane e bella Italia Michelli non è stato celebrato dall’iroso parroco, don Michele Criscuolo, detto Tiscrocco? Perché il Duce, subito interpellato dal Pierantozzi, non risponde alle sue richieste? Cosa è venuto a fare in paese uno strano medico, dall’aria al tempo stesso risoluta e spaurita? Perché l’anziana Maria Celidonio smette improvvisamente di parlare, cadendo in uno stato catartico? Tante domande sovrastano il paesino abruzzese, così come le lettere anonime che improvvisamente cominciano a essere recapitate.
 
Arturo Bernava, nato a Chieti nel 1970, è stato premiato in oltre cento concorsi letterari.
Suoi racconti risultano pubblicati da numerosi editori, tra cui Montedit, Kairos edizioni, Enrico Folci editore, PerVersi editore, La Kabbalà edizioni, oltre ad una decina di antologie di premi letterari. Nel 2009, per la casa editrice Solfanelli,  ha pubblicato il suo primo romanzo dal titolo Il colore del caffè (premio  Internazione città di Mesagne 2011, premio “Maria Messina” 2011, Premio “Città di Eboli 2010, premio internazionale “Golfo di Trieste” 2010) ottenendo la pizza d’onore in altri quindici premi letterari. Nel 2010 è uscita una sua raccolta di racconti dal titolo ELEvateMENTI (Tabula fati, Chieti), che, tra i vari riconoscimenti, ha ottenuto anche la medaglia della Presidenza del Senato al “Premio Parco Maiella” di Abbateggio. Ha collaborato con alcune riviste periodiche, sia cartacee che online, tra cui Tuttoabruzzo e Arteinsieme . Fa parte del comitato di redazione della rivista “Abruzzo letterario”.

IL REGISTA CALVAGNA PARLA DEL FILM DA GIRARE A FABRIANO



Attori di un certo calibro e riconosciuti sul piano nazionale e anche un ex giocatore della Lazio tra i protagonisti del film tratto dal romanzo “Il talento della malattia” di Alessandro Moscè, le cui riprese inizieranno a settembre a Fabriano e a Roma. Il regista Stefano Calvagna, che il 24 giugno presenterà il suo ultimo lavoro “Multiplex” (un thriller) al Teatro Adriano della capitale, è pronto per far fronte all’impegno che lo legherà al nostro territorio già a partire dall’estate. “Il libro di Moscè mi ha colpito molto, perché lancia un segnale di speranza e di tenacia contro la malattia. Una parte dell’incasso nazionale sarà devoluto per la ricerca e la cura dei sarcomi che colpiscono i bambini”, ha dichiarato.
m.a.

VIDEO INTERVISTA A GIANCARLO BONAFONI


Intervista del direttore editoriale Alessandro Moscè all'ex consigliere comunale Giancarlo Bonafoni.
Per vedere il servizio clicca qui:

http://www.youtube.com/watch?v=SoSrqWlH5ys

lunedì 17 giugno 2013

IN PREPARAZIONE UN FILM SU CHINAGLIA TRATTO DAL LIBRO DEL NOSTRO DIRETTORE MOSCE’: FABRIANO DIVENTA UN SET


Arrivano notizie più dettagliate riguardo il film su Giorgio Chinaglia annunciato dallo scrittore Alessandro Moscè su SkySport24 nella giornata di mercoledì 12 giugno. Tratto dal suo romanzo “Il talento della malattia” edito da Avagliano, il progetto è nelle mani di un bravo e pluripremiato regista italiano, Stefano Calvagna. “Il talento della malattia” narra la guarigione di Moscè, a tredici anni, da un sarcoma di Ewing, una terribile neoplasia ossea che colpisce i  bambini. La casistica, nel 1983, era impietosa, ma Moscè riuscii inaspettatamente a guarire. In quel periodo lo aiutò molto, moralmente, Giorgio Chinaglia, indimenticato campione della Lazio. Il regista Stefano Calvagna si è innamorato del libro e ha deciso di farne un film. La sceneggiatura è stata scritta da Giovanni Galletta e la pellicola sarà prodotta dalla Poker Entertainment. Stefano Calvagna è stato definito dal grande critico cinematografico Gian Luigi Rondi, il Quentin Tarantino italiano. Autore di moltissimi film, premiato negli Stati Uniti da Steven Zaillian sceneggiatore di “Schindler list” (premio Oscar) al China’s theater di Los Angeles per “Il peso dell’aria”, ha realizzato, tra le altre opere, i bellissimi “Ultras”, “Il lupo”, Cronaca di un assurdo normale” Il film che riguarda la storia di Alessandro Moscè e del suo idolo, Chinaglia, rievoca quindi la vicinanza del grande Long John ad un ragazzino malato che vincerà la sua battaglia personale anche grazie al suo idolo. Le riprese inizieranno a settembre e il film sarà girato tra Fabriano e Roma. Durante l’estate Calvagna verrà a Fabriano e sceglierà le location dopo un’accurata visione della città. Quindi, già a settebre, la troupe si trasferirà in città. Sarà un film in costume perché ambientato negli anni Settanta e Ottanta. La città, trasformata in un set, coinvolgerà molte persone del posto. La logistica sarà seguita da Made in Fabriano Academy che parteciperà anche in veste di produzione. Il film andrà in distribuzione nazionale nel 2014.

Quentin Tarantino italiano”.

lunedì 3 giugno 2013

LA TELEVISIONE E LA POLITICA: COME FARNE A MENO? L'editoriale di Alessandro Moscè

I confronti in televisione erano uno dei piatti prelibati della macchina infernale della politica, a partire dai primi anni Novanta. Se non emergeva un tono di voce alto, se non si innestava l’insulto, se la diatriba non assumeva contorni facinorosi, l’italiano sonnecchiava. Nello società dello spettacolo, fino a qualche tempo fa, l’esempio di Vittorio Sgarbi, tra i primi, portò la televisione urlata in casa della gente. Oggi non è più cosi: la crisi economica e la recessione da un punto di vista occupazionale, hanno spinto l’ascoltatore ad una volontà superiore. Ci vuole il ragionamento, la proposta, l’intelligenza. Ci vuole meno chiacchiericcio e più contenuto. Nel frattempo è arrivata l’era del web, la società orizzontale in cui tutti parlano e tutti hanno spazio per dire ciò che vogliono. Quindi il fenomeno Beppe Grillo, che ha deciso di parlare attraverso i blog e non in televisione. Giusto o sbagliato? Grillo ha dichiarato: “”Ho fatto la tv per 40 anni. Fa male non per quello che viene detto, ma per quello che si vede. Noi non andremo in televisione, noi la occuperemo”. La provocazione è arrivata durante un comizio a Ragusa per le elezioni comunali. Continua la linea morbida del leader del Movimento 5 Stelle sul tema più discusso in passato: la comparsa nei programmi del piccolo schermo. Dopo il divieto assoluto per deputati e senatori di partecipare ai talk show, il deludente risultato alle amministrative ha convinto Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio a cambiare strategia. Venerdì 31 maggio, i primi corsi di comunicazione organizzati a Milano per dieci parlamentari grillini e poi l’intervista a “In mezz’ora” di Roberto Fico, nuovo portavoce alla Camera e candidato alla presidenza della commissione di Vigilanza Rai. E’ lui volto pulito mandato a colonizzare la televisione nazionale. “Con Grillo e Casaleggio”, ha spiegato alla giornalista Lucia Annunziata, “abbiamo avuto un incontro rilassato sulla comunicazione. Per quanto riguarda le presenze in tv, non ci siamo mai sottratti, stiamo solo cercando di definire una modo più efficace per mettere al corrente i cittadini delle cose che facciamo. Non abbiamo ricevuto delle regole vere e proprie, ma delle indicazioni. Cioè andare nelle trasmissioni dove si possono spiegare i progetti di legge sui quali stiamo lavorando”. Certo è che nei blog la conduzione è nelle mani di chi gestisce il portale, mentre in televisione il gioco è appannaggio, innanzitutto, del conduttore. Sulla comunicazione non si può peccare, per fare politica. E’ da qui che nascono il consenso e il dissenso. Grillo ha detto che trasformerà la polemica astiosa in rabbia francescana. Abbassare i toni e stabilire una progettualità chiara e stringente. Il resto è aria fritta per tutti. La televisione aspetta…

Alessandro Moscè

Direttore Editoriale