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lunedì 3 giugno 2013

LA TELEVISIONE E LA POLITICA: COME FARNE A MENO? L'editoriale di Alessandro Moscè

I confronti in televisione erano uno dei piatti prelibati della macchina infernale della politica, a partire dai primi anni Novanta. Se non emergeva un tono di voce alto, se non si innestava l’insulto, se la diatriba non assumeva contorni facinorosi, l’italiano sonnecchiava. Nello società dello spettacolo, fino a qualche tempo fa, l’esempio di Vittorio Sgarbi, tra i primi, portò la televisione urlata in casa della gente. Oggi non è più cosi: la crisi economica e la recessione da un punto di vista occupazionale, hanno spinto l’ascoltatore ad una volontà superiore. Ci vuole il ragionamento, la proposta, l’intelligenza. Ci vuole meno chiacchiericcio e più contenuto. Nel frattempo è arrivata l’era del web, la società orizzontale in cui tutti parlano e tutti hanno spazio per dire ciò che vogliono. Quindi il fenomeno Beppe Grillo, che ha deciso di parlare attraverso i blog e non in televisione. Giusto o sbagliato? Grillo ha dichiarato: “”Ho fatto la tv per 40 anni. Fa male non per quello che viene detto, ma per quello che si vede. Noi non andremo in televisione, noi la occuperemo”. La provocazione è arrivata durante un comizio a Ragusa per le elezioni comunali. Continua la linea morbida del leader del Movimento 5 Stelle sul tema più discusso in passato: la comparsa nei programmi del piccolo schermo. Dopo il divieto assoluto per deputati e senatori di partecipare ai talk show, il deludente risultato alle amministrative ha convinto Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio a cambiare strategia. Venerdì 31 maggio, i primi corsi di comunicazione organizzati a Milano per dieci parlamentari grillini e poi l’intervista a “In mezz’ora” di Roberto Fico, nuovo portavoce alla Camera e candidato alla presidenza della commissione di Vigilanza Rai. E’ lui volto pulito mandato a colonizzare la televisione nazionale. “Con Grillo e Casaleggio”, ha spiegato alla giornalista Lucia Annunziata, “abbiamo avuto un incontro rilassato sulla comunicazione. Per quanto riguarda le presenze in tv, non ci siamo mai sottratti, stiamo solo cercando di definire una modo più efficace per mettere al corrente i cittadini delle cose che facciamo. Non abbiamo ricevuto delle regole vere e proprie, ma delle indicazioni. Cioè andare nelle trasmissioni dove si possono spiegare i progetti di legge sui quali stiamo lavorando”. Certo è che nei blog la conduzione è nelle mani di chi gestisce il portale, mentre in televisione il gioco è appannaggio, innanzitutto, del conduttore. Sulla comunicazione non si può peccare, per fare politica. E’ da qui che nascono il consenso e il dissenso. Grillo ha detto che trasformerà la polemica astiosa in rabbia francescana. Abbassare i toni e stabilire una progettualità chiara e stringente. Il resto è aria fritta per tutti. La televisione aspetta…

Alessandro Moscè

Direttore Editoriale

 

domenica 17 marzo 2013

"STRANA SOLIDARIETA'" IL PUNTO DI VISTA DEL PROF. STEFANO GATTI


“Da ciascuno secondo le proprie possibilità, a ciascuno secondo i propri bisogni”: questo è ciò che è stato insegnato alla mia generazione dagli anziani, da coloro che avevano vissuto la Resistenza, che avevano praticato per davvero la solidarietà, quella vera. Ognuno dà alla comunità il suo lavoro, il suo contributo e la comunità lo ripaga soddisfacendo i suoi bisogni. Ma in realtà nella nostra Italia parassiti, furbacchioni, faccendieri di ogni sorta hanno preso il sopravvento da tempo. Ed anche i migranti che abbiamo attratto, quelli cioè che si sono stabiliti in Italia, avendo compreso come funzionano le cose nel nostro Paese, hanno iniziato a fare i furbi, a prendere tutto senza dare nulla, cosa invece impossibile in altri Paesi europei veramente solidali, tipo la Norvegia, la Danimarca, la Svezia, la Finlandia… E' veramente ributtante ciò che si vede a Fabriano (sicuramente non solo qui). Vengono aiutati in ogni modo i finti poveri (per l'affitto, per le bollette, addirittura per la spesa ed anche per abbigliamento e calzature che prendono dalla Caritas per rivenderli), mentre spesso vengono ignorati quelli che veramente si sono impoveriti. Questi parassiti, avendo l’ISEE molto basso (perché lavorano in nero, non perché sono realmente indigenti!), ottengono dall’ufficio dei servizi sociali tutto ciò che possono ottenere. In sostanza i contribuenti fabrianesi stanno aiutando gli evasori fiscali. Questi privilegiati vivono praticamente gratis, grazie agli aiuti che concediamo loro. Tutti i soldi che accumulano (e sono tanti, ovviamente in contanti: nessuno di loro ha un conto corrente bancario per non essere rintracciabile) lavorando in nero o commettendo qualche illecito li nascondono all’estero e/o li investono nell’acquisto di appartamenti, ville, palazzine intere, godendo nell'ostentare arrogantemente la loro ignobile ricchezza. Che tristezza! E pensare che per abbattere questo privilegio sarebbe sufficiente un po’ più di coscienza civica da parte dei cittadini, un po’ più di controlli da parte della Guradia di Finanza. E' vero che purtroppo nell'ISEE non figurano, per i non italiani, le proprietà immobiliari all'estero, neanche quelle di lusso. Però tutti noi possiamo, anzi dobbiamo (e non far finta di niente, come di solito facciamo) notare le automobili supercostose di cui sono proprietari. Tutti noi, ognuno come può e come sa, può combattere il privilegiato ed il privilegio, di qualsiasi natura. Ed i funzionari dell’ufficio servi sociali del comune di Fabriano possono andare, ogni tanto, a casa di questi furbacchioni. Senza preannunciare la visita, però, come invece fanno quelli della San Vincenzo de' Paoli, che danno tempo ai falsi poveri (ma veri paraculi) di nascondere tutto ciò che potrebbe, nell'abitazione, testimoniare l'effettiva ricchezza (televisori con schermo gigante, telefonini, computer di ultimissima generazione; i-Pad; playstation, etc....).

Stefano Gatti

mercoledì 6 marzo 2013

LA PATACCA DEI SONDAGGI ELETTORALI di Alessandro Moscè


Nel maggio del 2007, durante la campagna elettorale per la sfida tra gli aspiranti sindaco Roberto Sorci ed Enrico Carmenati (eravamo al secondo turno) mi arrivò una telefonata subliminale per sapere che cosa ne pensassi dei lavori pubblici effettuati dalla giunta del sindaco uscente. Mi pare che mi chiesero un voto, nientemeno. Premetto che la settimana prima era stata asfaltata mezza città. Risposi che avrei giudicato positivo l’operato se avessero messo la moquette dentro il mio appartamento. La sondaggista rimase senza fiato. Le chiesi quanti anni avesse e se fosse ancora sposata. Aggiunsi anche che doveva stare attenta alla crisi del settimo anno e che sapevo dei tradimenti del marito. Ovviamente riattaccò. La premessa è per dire che i sondaggi telefonici non solo non sono attendibili, ma spesso invitano gli italiani ad esprimere le loro più disparate opinioni. Mi è venuto in mente questo leggendo un’intervista su “Repubblica” ad Umberto Eco, il quale mercoledì 6 marzo, ha dichiarato: “Se qualcuno mi chiede per telefono chi voterò mi sento autorizzato a raccontagli qualunque panzana”. Siamo entrati nell’epoca della “sondocrazia”, che però ha già fallito come la politica italiana. La falsità con cui la popolazione risponde alle sollecitazioni di questo tipo, meriterebbe un’indagine sociologica. In fondo i sondaggi piacciono perché ci consentono il travestimento: ci fanno sentire Pinocchio e anche un po’ Lucignolo, e come sostiene Eco, abilitati a dire l’opposto di ciò che pensiamo, e perfino a recitare la parte del diavolo (una sorta di burlesque simulato). Forse sarebbe il caso di abolirli una volta per tutte. Presumibilmente gli esegeti delle previsioni elettorali dovranno cambiare mestiere. La prima volta in cui la discrepanza tra sondaggi e risultati elettorali assurse all’onore delle cronache e occupò i media, fu nelle elezioni presidenziali americane del 1948, quando lo sfidante repubblicano Dewey era stato dato per vincitore certo, tanto da portare alcuni giornali a stampare i titoli con la sua vittoria, per poi vederlo superato dal presidente Truman. Allora eravamo agli albori della scienza demoscopica. Ma perché gli italiani hanno mentito anche il 24-25 febbraio? La verità è che la gente non ama rivelare ciò che è sentito come un segreto, molto più intimo di quanto si creda. Si divide la democrazia, ma il voto resta del singolo. Inoltre c’è una fetta di popolazione che si crede discriminata dal rivelare la propria preferenza per il centro-destra. Lo diceva tempo fa Gian Pietro Simonetti: uno dei demeriti della sinistra di casa nostra è la presunzione di superiorità antropologica. E poi i sondaggi rivestono un carattere aprioristico: chi li fa ha una sua opzione che trapela, inevitabilmente, dal come si pone. La stessa cosa accade al bar o in piazza. Ma attenzione: chiunque potrebbe dire tutto e il contrario di tutto, come nella commedia degli equivoci. In fondo, in una fase di ingovernabilità come quella che stiamo attraversando, il sondaggista gabbato ci fa sorridere. E’ l’unico che ci strappa un velo di ottimismo mentre la patata bollente passa dalle segreterie di partito alle piattaforme virtuali senza soluzione di continuità. Ai posteri l’ardua sentenza…

Alessandro Moscè
Direttore Editoriale

venerdì 1 marzo 2013

IL MONDO SI E’ FERMATO IN VATICANO


Non è stata la prima volta di un Papa dimissionario, ma è stata la prima volta per i mass media. Nell’età contemporanea nessun pontefice aveva lasciato l’incarico prima della morte naturale, e pertanto il cerimoniale dell’addio non poteva essere seguito in diretta da radio e televisioni. Radio Gold, giovedì 28 febbraio, ha scelto di seguire passo dopo passo questo evento mondiale. Un saluto storico, quindi, e non solo per la Chiesa. E’ un semplice tweet l’ultimo scritto di Joseph Ratzinger. Un cinguettio di 140 caratteri sull’account @pontifex prima di salire sull’elicottero che lo ha portato, poco dopo le 17, a Castel Gandolfo. Le campane di tutte le chiese di Roma hanno suonato per accompagnare il breve viaggio verso la residenza estiva. Qui il Papa emerito trascorrerà due mesi in attesa di rientrare in Vaticano dove dimorerà nell’ex monastero Mater Ecclesiae. Alle 20 in punto, ora di Roma, è iniziata la sede vacante. Da quel momento le Guardie Svizzere hanno abbandonato il palazzo pontificio e il governo della Chiesa è passato nelle mani del Collegio Cardinalizio. Vedere e sentire non è come leggere. La gente ha visto e sentito, appunto. E si è avuta l’impressione che l’abbraccio simbolico della gente sia coinciso con il rispetto per l’uomo umile e non remissivo, cosciente e non indebolito. Un papa grande teologo, filosofo e intellettuale che con piglio e determinazione ha combattuto le storture all’interno della Chiesa e le lotte intestine di potere. Ratzinger ha avuto il coraggio di dire parole forti: nei momenti più difficili del suo mandato gli sembrava che il Signore si fosse addormentato. In questa espressione è racchiusa tutta la sua sofferenza ma non la sua rassegnazione. Da adesso è un pellegrino, uno come tanti. Ce lo immaginiamo mentre legge il giornale e ascolta la musica classica, mentre passeggia nei giardini della sua residenza e mentre parla con il segretario, l’Arcivescovo Georg Gänswein. Intanto sono in arrivo ai cardinali le lettere di convocazione inviate dal Cardinale decano Angelo Sodano per le congregazioni generali pre-Conclave. Si inizia lunedì prossimo, 4 marzo, alle 9.30 nell’Aula Nuova del Sinodo. Le congregazioni continueranno fino a quando non sarà raggiunto il numero completo dei cardinali elettori, e solo allora il Collegio deciderà la data di ingresso per l’inizio dei lavori. Ma il pensiero è ancora rivolto a Benedetto XVI: al nuovo Papa ha già promesso obbedienza e reverenza. Il rigore del pastore che “lascia ma non abbandona” risuona ancora più alto e solenne.

Alessandro Moscè
Direttore Editoriale

sabato 23 febbraio 2013

LE URNE DEL DISAGIO di Alessandro Moscè



Non ci resta che dire… buon voto a tutti. E’ stata una campagna elettorale anomala, perché macchiata dalla spaventosa crisi economico-occupazionale. Tempi strani, li definisce il sociologo di “Repubblica” Ilvo Diamanti. Già, se si tiene conto che ci sfugge la cifra di questi tempi, che è sempre più difficile dare un senso alle cose. Saremo in postazione, lunedì 25 febbraio, dopo le 15.00, per la lunga maratona elettorale. Radio Gold sfornerà dati e giudizi, impressioni e rilevazioni. Un piccolo intervento chirurgico subito martedì scorso mi obbliga a restare a casa, ma dico la mia dalla piattaforma virtuale. Saranno le urne del disagio, perché una persona su due si definisce preoccupata, per sé e per i propri familiari, di perdere il lavoro. In queste due righe è racchiuso lo stato d’animo degli italiani e dunque dei fabrianesi stessi. Scrive proprio Diamanti nel saggio “Tempi strani. Un nuovo sillabario (Feltrinelli 2012), un libro che consiglio a tutti: “E’ come se, nell’incertezza del lavoro, si fosse sviluppato un diffuso e crescente senso di insicurezza ontologica”. Qualcosa che scuote le coscienze, i nostri riferimenti personali e sociali. Qualcosa che mette in dubbio la nostra identità. Insomma, ci siamo abituati all’incertezza, e la politica non sembra affatto infondere coraggio. Siamo davvero assuefatti alla transizione infinita, a stazioni di passaggio che Diamanti definisce “senza destinazione”. C’è un aspetto che mi colpisce e che giro, come provocazione, ai ragazzi del nostro staff, ai giovanissimi che frequentano il corso di formazione in radio. Un fondamento del quale parlavo tempo fa con Gigliola: la scuola, l’università, il sapere non forniscono più un lavoro, un guadagno. Allungano la precarietà. Ecco, i politici dovrebbero avere a cuore le sorti degli studenti intelligenti, meritevoli, capaci, che possono dare un contributo (anche per ragioni anagrafiche) alla rinascita di un paese dove non ci sono soldi per la ricerca e la formazione e dove i nostri cervelli emigrano frequentemente all’estero. Pensate ai giovani, cari parlamentari, come fossero figli vostri. Lo diciamo con il cuore in mano. E che la politica sposi la meritocrazia e annulli i privilegi delle caste. Forza, usciamo dalle secche dell’inverno: non possiamo più avere paura del futuro.

Alessandro Moscè
Direttore Editoriale

giovedì 7 febbraio 2013

IL DIBATTITO TRA GIORNALISTI

Le elezioni del 24 e 25 febbraio sono alle porte e Radio Gold sarà presente e testimoniare il valore della discussione e del dibattito, senza polemiche sterili e senza preconcetti di parte. La redazione giornalistica ospiterà i corrispondenti dei tre quotidiani locali, il Corriere Adriatico, il Resto del Carlino e il Messaggero. Non verrà espressa alcuna preferenza per una coalizione o l’altra, ovviamente, ma si cercherà di capire quali e quante sono le emergenze del territorio e la ricaduta a livello locale di questa tornata elettorale. Diceva Gandhi che “in democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica”. Si parla spesso di vita della polis, un modello di struttura greca che prevedeva l’attiva partecipazione degli abitanti liberi alla “sfera pubblica”. Ed è questo, nel nostro piccolo, che intendiamo fare. Chissà che non ne escano anche delle proposte concrete in ragione di uno stato di necessità che colpisce Fabriano e il comprensorio. Quella della Best è la punta dell’iceberg della situazione occupazionale. Una persona su quattro è senza lavoro o cassaintegrato di lungo corso. E’ il preoccupante dato che emerge dal report dei sindacati sul 2012. Sono 3.700 i disoccupati attualmente iscritti nelle liste del Centro per l’impiego nella sola città: in pratica circa il 17% della popolazione attiva. Ammontano a 1.500, invece, i cassaintegrati permanenti. Circa la metà sono gli esodati ex Ardo, mentre il resto fa parte di imprese più piccole, quasi tutte relative al settore metalmeccanico. Ben sessanta le piccole aziende con meno di venti dipendenti che nel 2012 sono ricorse alla cassa integrazione in deroga, ammortizzatore sociale ritenuto decisivo per evitare un’ecatombe di chiusure. Segnali di ripresa non se ne vedono, e proprio per questo la voce dei lavoratori rappresenta la prima istanza da cogliere. Gli aspiranti ad uno scranno parlamentare saranno più responsabilizzati da questa situazione critica. Siamo certi che faranno del loro meglio e che la voce del distretto fabrianese non rimarrà inascoltata. Per chiunque dei pretendenti vorrà dire la sua, le porte della radio sono aperte. E aspettiamo anche i lavoratori, ai quali va il nostro solidale abbraccio. Adesso più che mai.

Alessandro Moscè
Direttore Editoriale

venerdì 25 gennaio 2013

PER NON DIMENTICARE… di Alessandro Moscè


Domenica 27 Gennaio, sul primo binario della stazione ferroviaria di Fabriano, in ricordo dei deportati ebrei ed italiani nei campi nazisti, sarà posizionato un treno merci risalente all’epoca e all’interno i cittadini, gli studenti e i politici si alterneranno nella lettura di brani volti a celebrare la Memoria. E’ davvero una bella iniziativa. Anzi, la definirei un’iniziativa necessaria. Radio Gold ha più volte dedicato spazio, ricerca e dibattito al Giorno della Memoria e i nostri collaboratori non si sottrarranno dal seguire l’evento proposto dal Comune di Fabriano. In questi giorni vi invito a leggere un libro straordinario dal titolo “Per questo ho vissuto. La mia vita ad Auschwitz-Birkenau” edito da Rizzoli (280 pagg., euro 18). Lo ha scritto un sopravvissuto che si chiama Sami Modiano, che oggi vive tra Ostia e Rodi, in Grecia, dove iniziò la sua odissea in quel maledetto 1938, quando aveva solo otto anni ed era il più bravo della scuola italiana dell’isola. Riferisce l’autore: “Ero morto, sentivo che nessuno avrebbe potuto fare nulla. Invece, due miei sconosciuti compagni di sventura mi portarono via”. E ancora: “A Birkenau avevo perso la fede, bestemmiavo il dio che non faceva nulla per impedire quell’atrocità”. La moglie di Sami ammette che vivere con un sopravvissuto non è facile. Serve pazienza, generosità e amore. La storia di Sami Modiano è una trama intessuta di addii e partenze alle quali il protagonista ha sempre opposto la determinazione a riappropriarsi delle sue radici, a dispetto di chiunque abbia provato a strapparle. Ecco perché oggi, a settant’anni dal suo arrivo al campo di sterminio, Sami sente di essere sopravvissuto: proprio per testimoniare quegli orrori e raccontarli al mondo. Lo fa con un libro semplice fino all’asperità, commovente perché portatore di una lingua universale. Figlia delle ferite che dividono i popoli e della speranza che li vorrebbe unire. Stamattina leggo nell’inserto “Sette” del “Corriere della Sera” che la nuova generazione di ebrei coltiva il ricordo tatuandosi il numero inciso sul braccio ai parenti deportati. Un modo, dicono, per sollevarli dall’oblio. Da un libro ad un fatto tangibile, per riconoscere che la memoria è ancora salva.
Alessandro Moscè
Direttore Editoriale

mercoledì 16 gennaio 2013

LA FAMIGERATA E TEMUTA PAR CONDICIO di Alessandro Moscè



Quando si parla di par condicio saltano fuori, immancabilmente, la simpatia, la preferenza, la stima, perfino l’affetto. Specie in una città come Fabriano dove ci si conosce tutti e dove è facile instaurare rapporti interpersonali con chiunque. Ebbene, il giornalista, specie durante una campagna elettorale, deve astenersi dal manifestare i suoi gusti preferenziali. Deve essere imparziale, obiettivo. Certo, questa è la prova più difficile, però necessaria. Sappiamo che la par condicio è un’espressione latina che vuol dire parità di trattamento, pari condizioni: vale a dire applicare quei criteri adottati dalle emittenti televisive e radiofoniche nel garantire un’appropriata visibilità a tutti i partiti e/o movimenti politici. Insomma, una sorta di estensione del principio del pluralismo interno che si traduce nell’apertura alle diverse tendenze politiche. Quando ho assunto la direzione editoriale di Radio Gold mi è stato chiesto di attenermi rigorosamente a questo principio, come lo è stato chiesto ad ogni collaboratore. Confesso che si è trattato di una prova difficile, perché, credete, a volte si sbaglia involontariamente, in tutta spontaneità. Penso però che la radio abbia assolto in pieno a questo compito. Finirà, come dice Gian Pietro Simonetti, che la difettosa porta d’ingresso della stazione assurgerà a tema dominante almeno fino al 24 febbraio. Scherzi a parte, il pluralismo è un elemento distintivo dell’informazione, specie oggi che la quantità di notizie è di gran lunga aumentata, fino al punto che un blog riesce a seguire l’evolversi di una giornata minuto per minuto. Mi farebbe piacere che i candidati al Parlamento della città di Fabriano fossero ospiti di Radio Gold per un dibattito pubblico. Organizzammo un simposio con i candidati a sindaco, lo scorso aprile, e andò bene. Rispettammo ogni regola imposta dalla normativa, cronometro alla mano. Fummo gli unici a portare tutti i candidati allo scranno più alto di Palazzo Chiavelli davanti ad un microfono: la concorrenza delle voci non ci fece difetto. Siamo qui per questo. Provare per credere…

Alessandro Moscè 

Direttore Editoriale

lunedì 14 gennaio 2013

SCENE DA UN BLOG - di Alessandro Moscè



Radio Gold, la scorsa settimana, si è resa protagonista di un bell’evento. E’ stato ospite Federico Uncini, storico fabrianese, che ha rivelato notizie inedite sul bombardamento dell’11 gennaio 1944 che colpì la stazione ferroviaria e il centro storico di Fabriano. Il peso significativo che un mezzo di comunicazione può detenere consiste non solo nell’attualità giornaliera, ma anche nell’indagine e nella scoperta. Ebbene, Uncini, dopo quasi tre anni di ricerche condotte con l’ausilio di associazioni americane, è riuscito a farsi inviare materiale fotografico e una documentazione scritta della dinamica dello sgancio delle bombe da parte delle forze alleate. Alla radio ha rivelato particolari inediti (l’errore nella valutazione dell’obiettivo da colpire, il tipo di aerei, la compagnia di appartenenza e il risvolto stucchevole dei festeggiamenti, a Foggia, campo base dell’aeronautica americana, dopo l’azione militare). Insomma, una pagina tra le più dolorose di Fabriano viene innervata di inediti risvolti: un esempio calzante di come fare informazione. Uno tra gli altri, visto che il segreto del blog curato dalla redazione sta in gran parte nella tempestività della notizia data, nel cosiddetto strumento in “tempo reale”. Alcuni collaboratori di Radio Gold, in questo esercizio, sono davvero formidabili. Arrivare per primi sulla notizia è un altro traguardo al quale parteciperà anche la redazione dei giovani allievi del Liceo Scientifico che stanno usufruendo di una palestra di addestramento giornalistica attraverso lezioni didattiche (e che li aiutano ad entrare nel mondo giornalistico consentendo  loro di usufruire di crediti formativi). Non pensavo, in tutta sincerità, che il nostro blog potesse essere così cliccato dalla cittadinanza. Il “diario in rete” funziona e ci avvicina al contenuto multimediale, che sarà una delle scommesse innovative dei prossimi anni. Cambia l’informazione, la sua trasmissione, la sua diffusione. Radio Gold raccoglie la sfida e non si sottrarrà dal tentativo di allestire uno screening sulla notizia, ora per ora.

Alessandro Moscè
Direttore Editoriale