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lunedì 16 settembre 2013

BUONGIORNO!


Mentre si prospetta un'altra settimana a suon di temi classici come la decadenza del senatore Silvio Berlusconi o come le inutili chiacchiere di Matteo Renzi nell'intento di conquistarsi il suo partito, è di ieri la notizia ISTAT che tra il 2010 ed il 2013, gli under 35 "occupati" passano da 6,3 milioni a 5,3 milioni. Un milione di giovani in meno in solo tre anni. Se da un lato al nord la situazione non risulta essere molto grave, il dramma è al sud dove solo il 51% dei giovani under 35 risulta essere realmente occupato. Giustamente il premier Letta sta cercando di farsi spazio e se da un lato cerca un'intesa con l'Europa, dall'altro cerca di avere più voce in capitolo per le prossime riforme e nella fattispecie per la Legge di Stabilità. L'obiettivo numero uno per questo Governo è quindi l'occupazione e la creazione di posti di lavoro. Non si potranno tuttavia mai avere dibattiti seri e costruttivi sino a quando la maggioranza non si liberi da questa condizione di minacce e osteggiamento. 

Gabriele Pegolo

domenica 17 marzo 2013

NORD/SUD: È mai stata unità?

Le scelte politiche, sociali ed economiche attuate sin dai tempi dell'unità d'Italia non hanno mai contribuito ad una vera e propria integrazione tra il settentrione ed il meridione, ma piuttosto ad un'aggregazione del sud al nord. Il divario tra i due è di fatto col passare del tempo aumentato. Molti fattori hanno contribuito a ciò, partire dalla riforma agraria garibaldina che mai arrivò, fino al l'atteggiamento della Destra Storica prima, e della Sinistra poi, che penalizzarono il meridione tutto. Con l'introduzione di una grande mole di tasse, una su tutte quella sul macinato, si ebbe la nascita di fenomeni di illegalità come il brigantaggio che vide la luce tra il 1861 ed il 1865. Tentativi di risollevare ti del sud da parte della politica non furono tuttavia assenti. Meridionalisti come Fortunato e Sonnino proposero riforme a vantaggio della classe media, dell'imprenditoria e degli investitori, al fine di non solo risollevare il sud, ma anche ridurre fenomeni di illegalità. Durante il fascismo la così definita "question meridionale" venne messa nel dimenticatoio, ma la caduta del regime stesso rimise in luce la grave disparità. Nel secondo dopoguerra il meridione tornò questione dimcentralemdiscussione nella politica italiana. Partiti di governo ed opposizione fornirono la loro idea di riforma. Venne così istituita nel 1950 la "Cassa per il Mezzogiorno" che favorì la costruzione di nuove infrastrutture sino all'apertura di grandi industrie chimiche e siderurgiche. Tuttavia lo "sviluppo" in quanto controllato dal potere pubblico, non favorì l'apertura delle piccole-medie imprese uniformando la gran parte della popolazione alla classe operaia. In centocinquanta anni di unità progressi sono stati fatti, ma siamo ancora lontani da que l'idea di indivisibilità del paese. Si è ancora in forte ritardo nel senso della corruzione e della criminalità organizzata che paralizza qualunque forma di imprenditoria. Basti pensare agli incentivi alle imprese, che dovrebbero essere sostituiti da forme dimdetassazione.
Cosa bisogna fare quindi? Bisogna tornare a quel testo, il migliore che è mai stato scritto dove all'articolo 5 cita: "Unità ed indivisibilità della Repubblica".

Gabriele Pegolo