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giovedì 24 ottobre 2013

#BUONGIORNO!

Il Premier Letta nel discorso di presentazione alle Camere di circa sei mesi fa, mise al centro della nuova legislatura le cosiddette riforme costituzionli ed istituzionali, nonché la riforma della legge elettorale, ma a che punto si è arrivati? Ciò che è possibile registrare oggi è un totale fallimento sotto questo punto di vista per Letta. E' ormai troppo tempo che si discute a vuoto di possibili idee di riforme e di tentativi di punti di incontro. Tempo gettato al vento e reso vano in quanto si ha l'impressione che queste larghe intese stanno si producendo qualcosa di buono, ma senza eccessivi picchi di coraggio e di rischio. 
Su questo tema è intervenuto anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha sottilineato l'inammissibilità di un naufragio parlamentare che ondeggia tra contrapposizioni ed inconcludenze. 
Nel frattempo, sul fronte internazionale, se le voci sulle intercettazioni americane fossero accertate, si prospettano tempi difficili. Si preferisce tuttavia far trascorrere del tempo prima di gettare sentenze su un tema così delicalito.

Gabriele Pegolo

martedì 23 aprile 2013

IL VERBO DI RE GIORGIO di Alessandro Moscè


Rieletto Presidente della Repubblica a 87 anni, Napolitano non lo nasconde: “Non prevedevo di tornare in questa aula”, ha detto, ricordando che già a dicembre aveva spiegato come la non rielezione fosse l’alternativa migliore. Rimane però la convinzione dell’esigenza di dare un segno di normalità e continuità istituzionale con una naturale successione nell’incarico di Capo dello Stato. Già oggi sono attese le prime consultazioni del Presidente della Repubblica per la formazione del governo, per arrivare all’incarico dopodomani. Giuliano Amato in pole position per la premiership, ma sul tavolo della direzione del Pd potrebbe arrivare la candidatura di Matteo Renzi. Convenienze, tatticismi e strumentalismi: ecco ciò che per Giorgio Napolitano ha condannato alla sterilità o ad esiti minimali i confronti tra le forze politiche e i dibattiti in Parlamento. Per Re Giorgio si deve reagire a disinformazioni e polemiche che colpiscono lo strumento militare, giustamente avviato a una seria riforma, ma sempre posto, nello spirito della Costituzione, a presidio della partecipazione italiana, alle missioni di stabilizzazione e di pace della comunità internazionale. “Occorre grande attenzione di fronte a esigenze di tutela della libertà e della sicurezza, da nuove articolazioni criminali e da nuove pulsioni eversive, e anche di fronte a fenomeni di tensione e disordine nei rapporti tra diversi poteri dello Stato e diverse istituzioni costituzionalmente rilevanti”, ha aggiunto Napolitano dopo il giuramento alludendo chiaramente al Movimento 5 Stelle. “Ho detto di sì per dare un governo al paese, farò ciò che mi compete, non oltre i limiti del mio ruolo. Ma tutte le forze politiche si prendano con realismo le loro responsabilità. Era questa la posta implicita dell’appello rivoltomi due giorni or sono”, ha sottolineato, invitando i partiti alle loro responsabilità. I risultati complessivi delle elezioni indicano tassativamente la necessità di intese tra forze diverse per far nascere e per far vivere un governo, non trascurando, su un altro piano, l’esigenza di intese più ampie per problemi di comune responsabilità istituzionale. Le forze rappresentate in Parlamento, senza alcuna eccezione, debbono comunque dare ora il loro apporto alle decisioni per il rinnovamento del paese. Senza temere di convergere. Napolitano ha ammonito: “In Italia si è diffuso un orrore per ogni ipotesi di alleanza, mediazione, convergenza. Ed un segno di regressione della democrazia, una visione miope rispetto all’Europa”. Le reazioni, apparentemente, sono positive. Ma la prova della verità sarà al momento delle votazioni in aula. La domanda è sempre la stessa: chi contraddirà Napolitano?

Alessandro Moscè
Direttore Editoriale

lunedì 22 aprile 2013

ADESSO NESSUNO CONTRADDIRA’ NAPOLITANO di Alessandro Moscè


Pd, Pdl e Scelta civica aspettano l’intervento nelle aule riunite questo pomeriggio, di Giorgio Napolitano, ribattezzato Re Giorgio dalla stampa nazionale. Il Presidente della Repubblica, dopo aver giurato, tornerà a chiedere, nel suo discorso di insediamento nell’aula di Montecitorio, un’assunzione di responsabilità ai partiti, affinché non ci siano ostacoli per una condivisione degli sforzi che dovrebbero rimettere l’Italia in carreggiata. Come indica “L’Unità” questa mattina, Napolitano intende rivolgere il suo appello anche al Movimento 5 Stelle che pure sceglie la piazza per alzare i toni, ma nessuno sembra conoscere il testo del discorso che si presuppone tutt’altro che tenero verso i partiti, e questo già indica la determinazione del Presidente. Abbiamo detto che ci troviamo di fronte ad un uomo saggio, acuto, onesto. L’Italia è totalmente nelle mani di Giorgio Napolitano. Vuole un governo solido e che abbia nel suo programma alcuni punti fermi. Ma ci sarà una convergenza unitaria verso il programma del Presidente? Ci si ritroverò sulle emergenze economiche, le riforme istituzionali e la riforma della politica? In altri termini, le riforme indicate dai saggi. Nel programma di governo questi punti dovranno assolutamente esserci. E si immagina un discorso duro. Quale sarà la reazione? Qualcuno proverà a contraddire Re Giorgio? Qualcun altro a scuotere la testa? Il Pd, così dilaniato al suo interno, opporrà resistenza in alcune sue frange? In ogni caso Pd, Pdl e Scelta civica sono consapevoli del fatto che dovranno facilitare il lavoro del Capo dello Stato. Le consultazioni partiranno martedì. Napolitano intende chiudere in fretta in modo da dare una risposta ai mercati. In pole position per guidare il governo resta Giuliano Amato, ma non si esclude che possa spuntare fuori un altro nome, un tecnico per un governo di fatto presidenziale. Napolitano punta a dare l’incarico entro il 25 aprile. Tanti i ponti tra la festa della Liberazione e il 1° maggio, poco il tempo a disposizione del belpaese. Andare oltre quelle date significherebbe chiudere la finestra elettorale estiva, che Napolitano, come arma di pressione soprattutto verso il Pd, vorrebbe invece lasciare aperta. Come a dire: “Se non onorate i patti, se non date il via libera al governo di larghe intese, stavolta le Camere le sciolgo davvero e vi mollo. Sono stato responsabile, ora confido in un’analoga assunzione di responsabilità collettiva”. Non ci aspettiamo ulteriori colpi di testa da parte di chi ha votato Re Giorgio. Per il resto Berlusconi sorride, Bersani piange, Grillo protesta e Renzi riflette.
Alessandro Moscè
Direttore Editoriale

sabato 20 aprile 2013

GIORGIO NAPOLITANO RIELETTO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA


Per la prima volta nella storia repubblicana, un presidente uscente è stato rieletto per il secondo mandato. Giorgio Napolitano ha appena superato, alla 6° votazione, la soglia dei 504 voti ed è nuovamente il Capo dello Stato Italiano. Non poche le polemiche che hanno portato l'elezione. Intanto, davanti al Parlamento, il Movimento 5 Stelle convoca tutti per protestare contro l'elezione. Grillo afferma: "In milioni in piazza, è un colpo di Stato". Stefano Rodotà,  candidato proprio dal M5S ha detto: "Momento delicato, non voglio creare problemi." Nato a Napoli nel 1925, Napolitano è il 12° Presidente della Repubblica. Ieri notte l'incontro a tre tra Bersani, Monti e Berlusconi che ha portato alla scelta del Napolitano bis. Poche le schede bianche e nulle. Un plebiscito per Napolitano che nel 2006 venne eletto al 4° scrutinio con 543 voti. Scrutinio concluso: 739 per Napolitano.
 
Marco Antonini