Il Senato ha votato la
decadenza di Silvio Berlusconi. Oggi, forse, rappresenta il giorno più
lungo per Berlusconi. Un uomo che nell'ultimo ventennio ha modificato la
politica italiana, dal linguaggio ai costumi e che fino alla fine si ostina a
conservare il proprio status, pur in presenza di norme che la sua forza
politica, attraverso i suoi rappresentanti hanno votato. In tutto questo, il
buon senso e il senso di dignità è indiscutibilmente colpito nel suo intimo. Il
Cavaliere perde lo status di parlamentare e verrà sostituito dal primo
dei non eletti in Molise, Salvatore Di Giacomo a causa della condanna a
quattro anni di reclusione (di cui tre condonati con l'indulto entrato in
vigore con la Legge n. 241 del 31 luglio 2006) dalla Corte di Cassazione
il 30 luglio 2013. Giornata tesa per la politica italiana, come ogni
volta ha per oggetto questioni che vedono il Cavaliere protagonista. L’atmosfera in
Senato è stata per tutta la giornata colma di episodi di nervosismo da parte
di molti esponenti politici. Gasparri ha focalizzato le sue attenzioni ai
senatori a vita, colpevoli secondo il rappresentante di Forza Italia (Pdl) , di
essersi presentati soltanto in occasione del voto sull’espulsione del Cavaliere.
Inopportuno considerando che il cavaliere ha il 99% di assenze al Senato. Non
sono mancate le schermaglie tra i senatori Bondi e Formigoni le cui foto
della lite hanno fatto il "giro del web" per tutto il pomeriggio
mentre la Mussolini ha attaccato fortemente Alfano. Si è discusso
su tutto, niente è stato lasciato al caso da parte di nessuno, ne dai
rappresentanti di destra che di sinistra, a partire dalla disputa sulla “METODOLOGIA
DEL VOTO". Il voto è avvenuto a scrutinio palese, anche se fino all'ultimo
gli esponenti di Forza Italia hanno provato a chiedere la votazione segreta. Richiesta
ma respinta dal Presidente del Senato Pietro Grasso ricordando che
nella fattispecie "il voto non riguardasse la persona ma il completamento
del plenum dell’assemblea del Senato". La particolare giornata politica trae
la propria origine da una legge denominata "Legge Severino" che
rappresenta il Decreto Legislativo 31 dicembre 2012 n° 235, rubricato come
materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo
conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma
dell'art. 1, c. 63, della legge 6 novembre 2012, n. 190. La parte che determina
la richiesta della decadenza per il "Cavaliere" è il comma 63
dell'art. 1 della legge 190/2012 è dunque la delega fatta dal Parlamento al
governo per redigere delle misure per la prevenzione e la repressione della
corruzione nella pubblica amministrazione all'origine del testo unico formulato
principalmente dall'allora Ministero della Giustizia del governo Monti, Paola
Severino. Tale decreto legislativo è entrato in vigore il 5 gennaio 2013 determinando
l'abrogazione di vari articoli di leggi risalenti al periodo tra il 1960 e il
2000. I PUNTI PRINCIPALI DELLA LEGGE SEVERINO, riguardano: incandidabilità alle
elezioni politiche per coloro che hanno riportato condanne definitive a pene
superiori a due anni di reclusione. Accertamento dell'incandidabilità in
occasione delle elezioni politiche da parte delle giunte elettorali competenti
e cancellazione dalla lista dei candidati. Incandidabilità sopravvenuta nel
corso del mandato elettivo parlamentare, comunicazione del giudice competente
alla Camera di appartenenza e mancata proclamazione nei confronti del soggetto
incandidabile se l'incandidabilità è sopravvenuta dopo la sua elezione e prima
della proclamazione degli eletti. Incandidabilità di candidati con
cancellazione dalla lista dei candidati e decadenza dei membri italiani del
Parlamento europeo che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a
due anni di reclusione. Divieto di assunzione e svolgimento di incarichi di
governo. Incandidabilità alle cariche elettive regionali e sospensione e
decadenza di diritto per incandidabilità alle cariche regionali. Cancellazione
dalle liste per incandidabilità alle elezioni regionali. Incandidabilità alle
elezioni provinciali, comunali e circoscrizionali. Sospensione e decadenza di
diritto degli amministratori locali in condizione di incandidabilità. Cancellazione
dalle liste per incandidabilità alle elezioni provinciali, comunali e
circoscrizionali. Durata dell'incandidabilità di 6 anni anche in assenza della
pena accessoria, e nel caso di abuso di potere aumentata di 1/3. La
sentenza di riabilitazione ai sensi degli articoli 178 e seguenti del codice
penale, è l'unica causa di estinzione anticipata dell'incandidabilità e ne
comporta la cessazione per il periodo di tempo residuo. La revoca della
sentenza di riabilitazione comporta il ripristino dell'incandidabilità per il
periodo di tempo residuo. La norma in questione, è stata già applicata in
passato, per la prima volta per i candidati alle elezioni del 2013 e per
le elezioni regionali e ha portato alla decadenza di 37 consiglieri, di
cui 17 regionali e 20 provinciali e comunali. Ricordiamo anche un altro caso in
cui la legge Severino è stata applicata Il 2 novembre 2013 il provvedimento ha
colpito un presidente di una provincia in carica, infatti è stato sospeso
Armando Cusani, presidente della provincia di Latina dopo esser stato condannato
in primo grado a un anno e 8 mesi con sospensione della pena per abuso
d'ufficio. Durante la seduta in senato Berlusconi ha raccolto molti ma non
troppi dei suoi sostenitori in piazza, una manifestazione in cui lo stesso
rappresentante politico, ha gridato al "colpo di stato" al
"lutto nazionale della democrazia " e ad "andare
avanti" . In un momento in cui la crisi economica colpisce ogni
aspetto della vita dei cittadini ancora una volta un Silvio Berlusconi occupa
il suo spazio, per risolvere situazioni personali. In ogni altro stato si
sarebbe assistito alle dimissioni (ricordiamo politici di essersi dimessi per
due righe di tesi universitarie copiate, o per essersi dimenticati il pagamento
dei contributi della collaboratrice domestica per fare alcuni semplici esempi)
mentre oggi in Italia si è dovuto ricorrere ad un voto in Senato, nei
modi e metodologie sopra descritte per un uomo politico che è stato condannato
per un reato passato in giudicato. Scriveva Maurice Denuzière, "La
massima eleganza, quella che può riscattare tutte le mancanze di un uomo, è
saper morire con dignità". Di fatto con la votazione di oggi i leader dei
più importanti schieramenti politici del nostro parlamento sono fuori dalle
stanze, Berlusconi, Renzi, Grillo, Fini, siedono fuori da un parlamento.
Da Matelica arrivano
le prime dichiarazioni dei rappresentanti delle liste civiche. Alessandro Casoni capogruppo di minoranza
della lista civica “Matelica ripartiamo” dichiara a Radio Gold:
"Le sfide in
politica si vincono con i voti. I voti si prendono quando si riesce ad
emozionare gli elettori. Le sentenze non emozionano." Massimo Montesi,
capogruppo “Matelica insieme” afferma: “Speriamo sia finito il tempo di
occupare tante risorse per una sola persona. Si è affermato che la legge è
uguale per tutti. Speriamo che l ex senatore non voglia trascinare il paese e
aggiungo anche un pezzo di centro destra in una deriva pericolosa.”
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