Era indaffarato con scatoloni, scotch, camion per i traslochi. Deve fermare tutto e rimettere le cose a posto in armadi e cassetti. Forse, annullare anche le vacanze. Qualcuno lo incorona Re. Lo immaginiamo, sabato 20 aprile, mentre la moglie Clio lo consiglia nello scegliere l’ennesima cravatta di rappresentanza, mentre si allaccia le scarpe, mentre si avvia a ricevere i presidenti di Camera e Senato. Giorgio Napolitano, 87 anni, aveva più volte ribadito di non voler affrontare un altro settennato, ma il precipitare degli eventi degli ultimi giorni (il fallimento delle due diverse opzioni e strategie politiche), hanno portato prima a bruciare il nome di Franco Marini, poi di Romano Prodi. E quindi spinto il capo dello Stato a cambiare idea. Così, dopo una mattinata di fitti colloqui con i leader dei partiti, arriva il via libera alla ricandidatura. “Ora però serve un’assunzione collettiva di responsabilità”, fa sapere nel primo pomeriggio il Presidente della Repubblica in una nota. Un uomo saggio, lucido, deciso, acuto. L’ultima risorsa, a quanto pare, per un’Italia che non sa più scegliere. Leggo le agenzie Ansa, i titoli dei giornali sul web, le dichiarazioni della stampa estera. Dopo l’elezione Pier Luigi Bersani piange in aula. E commenta: “È un risultato eccellente, grazie Napolitano”. Riconoscente anche Silvio Berlusconi, che invece sorride: “Ringrazio il Presidente Giorgio Napolitano per lo spirito di servizio e per la generosità personale e politica con cui ha accettato di proseguire il suo impegno e la sua opera in un contesto tanto difficile e incerto”. “Dobbiamo certamente ringraziare Giorgio Napolitano e corrispondere al suo sforzo con un comportamento sereno nei tempi più brevi secondo il disegno che il Presidente delineerà”, auspica Mario Monti. Interviene Josè Manuel Barroso: “Sotto la nuova presidenza l’Italia continuerà a dare il suo decisivo contributo al nostro comune ideale europeo”. In serata anche Papa Francesco loda “la grande disponibilità con la quale Giorgio Napolitano ha accettato nuovamente la suprema magistratura dello Stato italiano”. Insomma, il paese riparte là dove si era fermato. Serviva l’uomo del sacrificio, “l’ultimo comunista”, come qualcuno ha definito Re Giorgio. Un uomo che rinuncerà alla pensione e a rilassarsi al fianco dei suoi amatissimi nipoti. Sappiamo che nessuno potrà contraddirlo. Ci aspettiamo un governo formato nel giro di pochi giorni e una cospicua adesione parlamentare: non sono più ammessi i trabocchetti (sarà un esecutivo di garanzia e di larghe intese). A Giorgio Napolitano auguriamo solo la salute. Per il resto sappiamo che le sue doti sono integre. La prova è cruciale anche se la piazza protesta vivacemente. Una volta Re Giorgio disse: “Se il giornalista è cieco vede solo le ombre. Se il giornalista non è cieco vedrà anche le luci”. La nostra categoria accoglie il suo monito e gli stringe simbolicamente la mano.
Alessandro Moscè
Direttore Editoriale
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