
Una giornata nera per il sindaco Maurizio Mangialardi, accusato senza
mezzi termini dalla popolazione più colpita dall’alluvione di non aver
saputo gestire l’emergenza. I quartieri di Borgo Bicchia e Portone
denunciano la totale mancanza di allarme e aiuti tra le 9 e le 11,30,
arco di tempo in cui i fiumi hanno sfondato gli argini allagando quasi
tutta la città. «Si è occupato del centro, dei ponti sul Misa, e ha
lasciato la periferia in balia di se stessa» l’accusa, con in silloge
decine di nomi.
«Capisco la rabbia, è stata una tragedia, forse si
poteva fare qualcosa di più - ribatte Mangialardi -. Ma non è vero che
abbiamo abbandonato interi quartieri». «Non dimentichiamoci - prosegue -
che è stato un evento straordinario. Non potevamo intervenire prima
delle 10 (i residenti dicono che già alle 9,30 la situazione stava
precipitando n.d.r), perché è in quel momento che è successo tutto.
Quattro minuti, forse cinque. Hanno ceduto gli argini, l’acqua è salita
di colpo, tempi troppo stretti per intervenire. Avevamo già lanciato
allarmi via sms, su internet, come prevedono i protocolli. Poi tutto è
precipitato di colpo».
Lo stesso Comune, ammette Mangialardi, è stato
“preso in contropiede”. «Siamo stati colti di sorpresa, tutti -
continua il sindaco -. Sì, sì, anche noi, perchè un evento di queste
proporzioni era assolutamente imprevedibile e inaspettato». Un paio di
sfollati lo contestano sotto il Municipio, lo incalzano. «Vi capisco»
dialoga lui. «No, lei non può capire - urla una donna -. Mia cognata,
incinta di 9 mesi, aveva l’acqua fino alla pancia. Nessuno ci ha
aiutati». Poi l’arrivo di Renzi, servito anche a stemperare la tensione.
Mangialardi,
che è anche presidente dell'Anci Marche, spiega che al momento non c’è
ancora una stima dei danni. Che sono ancora troppe le zone da
controllare. Barba lunga e occhi arrossati, il primo cittadino ha
trascorso tutta la notte nel Centro operativo comunale trasferito presso
il Comando dei vigili urbani, poi ha seguito il premier Renzi e il
governatore Gian Mario Spacca nei sopralluoghi. Un quarto d'ora fuori
dalla sala operativa è uno spaccato delle sfide che il sindaco deve
affrontare alle prese con una calamità naturale: le persone lo fermano
in continuazione con le richieste più varie, dal dove recuperare la
macchina portata via dall'acqua, alla strada per tornare a casa, dopo
che sabato tutti i collegamenti con varie parti della città erano stati
interrotti da acqua e fango. Oppure a chi bisogna rivolgersi per i danni
subiti da negozi, aziende e attività commerciali. Ma c'è anche chi si
ferma a guardare con gli occhi vitrei un sottopasso invaso dall'acqua e
poi si avvicina a Mangialardi e lo abbraccia, non si capisce se per dare
o trovare conforto.
«Senigallia è una città ferita - aggiunge il
primo cittadino - e non dimentichiamo che l’emergenza non è passata».
L’allerta resterà alta per altre 72 ore, le scuole rimarranno chiuse
oggi e domani, mentre restano aperti i centri di accoglienza
(soprattutto l’ex Seminario, quello più attrezzato) per chi non può o
non vuole dormire a casa propria. La vera emergenza di queste ore è
stata la mancanza di elettricità in almeno metà della città, compreso il
centro, l'assenza quasi totale di collegamenti telefonici fissi e
mobili e di connessione internet. Un dramma nel dramma, perchè ha
ostacolato il coordinamento dei soccorsi.
(Il Messaggero)