lunedì 25 novembre 2013

CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE UNA SVOLTA CULTURALE. LE PRIME FOTO DA FABRIANO di Gessica Menichelli

25 novembre: la Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne  si tinge di rosso. In molti comuni si organizzano flash mob, convegni nelle piazze verranno appoggiate scarpe rosse a terra in ricordo delle vittime della violenza sulle donne. Negli ultimi decenni le statistiche ci mostrano un aumento dei femminicidi in Europa e soprattutto in Italia. In vari incontri  l’ONU ha ripetutamente criticato lo Stato italiano per lo scarso e inefficace impegno contro questo tipo di violenza, esprimendo preoccupazione per l’alto tasso di violenza contro donne e bambine italiane e immigrate. I numeri parlano chiaro:  128 vittime uccise da gennaio 2013 ad oggi, 17 miliardi spesi per assistenza medica, psicologica e legale per i danni alle donne subiti per femminicidio. Nella maggior parte dei casi parliamo di donne uccise dal compagno o dall’ex compagno, soggetti dai quali non ci si dovrebbe difendere facendo, così, diventare la violenza domestica una delle cause maggiori per questo tipo di delitti. In mancanza di un’azione sistematica di organi competenti della società civile, si moltiplicano le iniziative di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne soprattutto in questa  giornata indetta dall’Onu, Ma tutto questo non basta. Un azione mirata deve giungere ad una prevenzione culturale prima di tutto nelle famiglie e nelle scuole durante la formazione ed educazione dei giovani, sulla differenza di genere e sul rispetto. E’ necessario far comprendere il ruolo fondamentale da assegnare alle donne che donano la vita e formano gli uomini del domani. "Prevenzione educazione e rispetto" dovrebbero essere le parole chiave di questa lotta culturale in quelli che si definiscono paesi civili. Ma per far ciò ci vuole tempo, e in un momento come questo dove il femminicidio  diventa una "piaga sociale"  e fenomeno malsano da contrastare, sono necessarie "riforme strutturali"  capaci di curarle e di punirle, senza la ricerca di attenuanti in nessun ambito. L’utilizzo delle parole da parte dei media diventa fondamentale: "delitti passionali” o di “attacchi di gelosia”, troppo spesso indirettamente giustificano  le cause più profonde dei femminicidi, minimizzando l'atto  più misero di un uomo nei confronti di una donna e mettendo in secondo piano una vittima innocente. "La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci"  scriveva Asimov, misera ancora di più se perpetuata in nome di un amore che non si sa gestire,  chiusa e nascosta dentro le mura domestiche che troppo spesso si conclude con l’omicidio della vittima. Le donne dovrebbero essere accompagnate in un percorso psicologico che faccia comprendere loro che subire passivamente la violenza di un uomo è sbagliato e deve essere denunciato. Ma contemporaneamente le istituzioni si devono dimostrarsi concretamente efficaci nel tutelarle dopo la denuncia non lasciandole abbandonate nel percorso più difficile che una donna può affrontare. Sostituiamo l'espressione "Ti amo da morire con ti amo da vivere."

Gessica Menichelli

Le prime foto della Giornata a Fabriano:







1 commento:

  1. Brava Gessica, questa giornata ha un senso quando al di là del dibattito o commemorazione vanno spronate le donne ad essere più se stesse e meno vittime degli eventi. Soprattutto a mio avviso è fondamentale una consapevolezza nuova negli uomini che sono oggi più che mai pari alle donne e, dovrebbero iniziare a preferire, con estremo senso critico, l'essere uomo dall'essere maschio. Così anche la donna riesce a completare la sua affermazione civica e sociale nel saper preferire l'essere donna piuttosto che femmina. Urge nella società contemporanea, dichiaratasi evoluta, la netta consapevolezza di preferire l'essere uomo e l'essere donna piuttosto che maschio e femmina.

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