25 novembre: la Giornata Mondiale contro la Violenza
sulle Donne si tinge di rosso. In molti comuni si organizzano flash mob,
convegni nelle piazze verranno appoggiate scarpe rosse a terra in ricordo delle
vittime della violenza sulle donne. Negli ultimi decenni le statistiche ci
mostrano un aumento dei femminicidi in Europa e soprattutto in
Italia. In vari incontri l’ONU ha
ripetutamente criticato lo Stato italiano per lo scarso e inefficace impegno
contro questo tipo di violenza, esprimendo preoccupazione per l’alto tasso di
violenza contro donne e bambine italiane e immigrate. I numeri parlano chiaro:
128 vittime uccise da gennaio 2013 ad oggi, 17 miliardi spesi per
assistenza medica, psicologica e legale per i danni alle donne subiti per
femminicidio. Nella maggior parte dei casi parliamo di donne uccise dal
compagno o dall’ex compagno, soggetti dai quali non ci si dovrebbe difendere facendo,
così, diventare la violenza domestica una delle cause maggiori per questo tipo
di delitti. In mancanza di un’azione sistematica di organi competenti della
società civile, si moltiplicano le iniziative di sensibilizzazione contro la
violenza sulle donne soprattutto in questa giornata indetta dall’Onu, Ma
tutto questo non basta. Un azione mirata deve giungere ad una prevenzione
culturale prima di tutto nelle famiglie e nelle scuole durante la formazione ed
educazione dei giovani, sulla differenza di genere e sul rispetto. E’
necessario far comprendere il ruolo fondamentale da assegnare alle donne che
donano la vita e formano gli uomini del domani. "Prevenzione educazione e
rispetto" dovrebbero essere le parole chiave di questa lotta culturale in
quelli che si definiscono paesi civili. Ma per far ciò ci vuole tempo, e in un
momento come questo dove il femminicidio diventa una "piaga
sociale" e fenomeno malsano da contrastare, sono necessarie
"riforme strutturali" capaci di curarle e di punirle, senza la
ricerca di attenuanti in nessun ambito. L’utilizzo delle parole da parte dei
media diventa fondamentale: "delitti passionali” o di “attacchi di
gelosia”, troppo spesso indirettamente giustificano le cause più
profonde dei femminicidi, minimizzando l'atto più misero di un uomo nei
confronti di una donna e mettendo in secondo piano una vittima innocente. "La
violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci" scriveva Asimov, misera
ancora di più se perpetuata in nome di un amore che non si sa
gestire, chiusa e nascosta dentro le mura domestiche che troppo
spesso si conclude con l’omicidio della vittima. Le donne dovrebbero essere
accompagnate in un percorso psicologico che faccia comprendere loro che subire
passivamente la violenza di un uomo è sbagliato e deve essere denunciato. Ma
contemporaneamente le istituzioni si devono dimostrarsi concretamente efficaci
nel tutelarle dopo la denuncia non lasciandole abbandonate nel percorso più
difficile che una donna può affrontare. Sostituiamo l'espressione "Ti
amo da morire con ti amo da vivere."
Gessica Menichelli
Le prime foto della Giornata a Fabriano:
Gessica Menichelli
Le prime foto della Giornata a Fabriano:




Brava Gessica, questa giornata ha un senso quando al di là del dibattito o commemorazione vanno spronate le donne ad essere più se stesse e meno vittime degli eventi. Soprattutto a mio avviso è fondamentale una consapevolezza nuova negli uomini che sono oggi più che mai pari alle donne e, dovrebbero iniziare a preferire, con estremo senso critico, l'essere uomo dall'essere maschio. Così anche la donna riesce a completare la sua affermazione civica e sociale nel saper preferire l'essere donna piuttosto che femmina. Urge nella società contemporanea, dichiaratasi evoluta, la netta consapevolezza di preferire l'essere uomo e l'essere donna piuttosto che maschio e femmina.
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