A Fabriano i componenti dei gruppi di maggioranza del consiglio comunale soffrono di fobia per le telecamere. Lo abbiamo potuto appurare durante la seduta consiliare del 16 Aprile scorso quando lo schieramento formato da PD-UDC-Verdi-Lista Civica per Sagramola e IDV (o Centro Democratico? Non è dato sapersi) si è battuto strenuamente contro il ritorno alle riprese video con operatore sostituite recentemente con una web-cam fissa che riprende l’aula nel suo insieme da lontano. Ora qualcuno potrebbe pensare che parlare di fobia sia fuori luogo, esagerato, ma effettivamente andando a leggere il significato della parola e le sue implicazioni non si può che essere d’accordo con questa definizione. Infatti la parola “fobia” deriva dal greco phobos ossia “panico, terrore, fuga” e generalmente indica uno stato di irrazionale e persistente repulsione nei confronti di situazioni, attività, animali, persone e oggetti che per loro natura non rappresentano un reale pericolo. Il sintomo principale e maggiormente indicativo dell’esistenza di questo stato di forte disagio è rappresentato dall’irrefrenabile desiderio di evitare l’oggetto di cui si ha timore; nel nostro caso la telecamera. Forse è proprio per questo che la nuova piccola web-cam è stata posizionata in alto quasi alle spalle delle sedute: occhio non vede cuore non duole. Non troviamo altra giustificazione a tanta opposizione. Visto che il provvedimento è stato inserito nel pacchetto che prevede una riduzione dei costi dell’attività politica del consiglio comunale i consiglieri Del MoVimento 5 Stelle e di SEL, inconsapevoli di questo stato di angoscia di origine psicopatologica che stava travolgendo i colleghi, hanno anche proposto di pagare di tasca propria le maggiori spese per l’eventuale presenza dell’operatore in grado di inquadrare direttamente di volta in volta il consigliere parlante che è indispensabile per rendere più facilmente seguibile da casa lo svolgimento delle sedute e renderne maggiormente comprensibili le dinamiche. Ma nemmeno questo è servito. Il fatto che si tratti effettivamente di uno stato patologico si evince anche dal modo in cui la proposta è stata presentata: inserita all’interno di un elenco di misure per la riduzione dei costi dell’attività consiliare insieme a provvedimenti che sono stati più volte proposti dall’opposizione nel corso di questa legislatura, e nelle legislature passate, e sempre bocciate dalla maggioranza. Un comportamento schizofrenico che da la portata della gravità della malattia. Consapevoli, ora, dello stato di sofferenza in cui queste decisioni sono state prese, non ci sentiamo quindi nemmeno di condannare questo tipo di comportamento. Sarebbe altrimenti molto grave e incomprensibile vedere le stesse persone che argomentando a lungo e con enfasi hanno in passato votato “no” alla proposta di riduzione del gettone di presenza per portarlo da 90 euro ai circa 32, come prevede la legge, ripresentare oggi la stessa proposta, oltretutto con effetto retroattivo, e votarla “sì” decisi e compatti argomentando altrettanto a lungo e con altrettanta enfasi le proprie ragioni. Più precisamente crediamo che si tratti di Fobia Sociale che secondo la letteratura medica si manifesta in “individui preoccupati di rimanere imbarazzati e timorosi che gli altri li giudichino ansiosi, deboli, pazzi o stupidi. Possono temere di parlare in pubblico per la preoccupazione che gli altri notino l’arrossamento del viso, il tremore delle mani o della voce, oppure possono provare ansia estrema quando conversano con gli altri per la paura di apparire poco chiari”. Deve essere proprio così, speriamo che sia così. Perché altrimenti ci sarebbe da pensare un gran male nel leggere tra le altre misure inserite nella stessa proposta l’eliminazione della produzione del verbale delle sedute e semplice votazione senza discussione delle proposte presentate in Commissione. Un mix che, se non fosse per il grave stato di disagio che ha portato all’elaborazione di questa proposta mostruosa, farebbe gridare allo scandalo per la condanna a morte e sepoltura di quella spinta partecipativa che si sta cercando di costruire per portare i cittadini a interessarsi della gestione della cosa pubblica: riprese video inefficaci che spesso non consentono di capire chi sta parlando, oscuramento del percorso decisionale ed eliminazione del verbale. Il prossimo passo se si seguitasse su questa strada potrebbe essere quello di fare le sedute consiliari a porte chiuse. In questi giorni, prima di giungere alla formulazione della diagnosi di cui sopra, abbiamo anche pensato ad altro, arrivando a considerare che dietro questo comportamento machiavellico potessero esserci motivi più profondi. Abbiamo pensato ad esempio che i componenti della maggioranza e della Giunta potessero essere stati indispettiti dall’uso che viene fatto delle riprese video. Abbiamo considerato l’ipotesi che evidentemente i video che il MoVimento 5 Stelle ha prodotto di recente e con i quali ha dimostrato l’estrema impreparazione degli Assessori nel rispondere alle interrogazioni potrebbe aver dato fastidio. Le dichiarazioni degli Assessori e quelle del Sindaco date a stretto giro di posta e risultate in contrasto l’una con l’altra sono state accostate e messe in evidenza grazie a un lavoro certosino di montaggio dei video delle sedute consiliari. Affermazioni fatte dagli Assessori in risposta alle interrogazioni sono state smentite con produzione di documenti e rese pubbliche attraverso video che riprendono spezzoni delle riprese del consiglio comunale. Abbiamo pensato: non è che si sono imbarazzati nel vedere spiegato e reso pubblico questo loro modo di fare all’interno della sede istituzionale? Non sarà che vogliono mettere una sorta di bavaglio ed evitare che i cittadini vengano a conoscenza dell’atteggiamento superficiale e poco etico con il quale vengono affrontati i problemi della città?
Secondo voi?

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