sabato 31 maggio 2014

IN POVERTA' IL 30 PER CENTO DELLE FAMIGLIE FABRIANESI

Aumenta giorno dopo giorno il numero delle famiglie fabrianesi in difficoltà, tanto da intaccare anche il ceto medio. A testimoniare la situazione di estrema precarietà è la Caritas diocesana, quotidianamente impegnata sul fronte del disagio sociale.
I primi cinque mesi dell'anno non hanno fatto registrare una crescita sostanziale degli indigenti ma hanno costretto a spostare l'attenzione sulla popolazione locale, quella che un tempo poteva essere considerata ceto medio, quindi al riparo da problemi di questo genere. «Dobbiamo fare i conti con una situazione sempre più delicata - sottolinea il direttore della Caritas Edmondo Ercolani - Non stiamo verificando chissà quale aumento di soggetti in difficoltà, poiché su tutto il territorio della diocesi assistiamo sempre circa 1.150 famiglie per un totale di circa 4.800 persone. Tuttavia mutano di continuo le persone assistite e tra queste ci sono sempre più italiani, soprattutto fabrianesi».
«Molti stranieri - continua Ercolani - sono tornati nei loro paesi di origine e molti altri si sono spostati in altre zone d'Italia o in altri paesi europei. Altri stanno per farlo. Quello che ci mette più apprensione è l'aumento dei fabrianesi che si rivolgono alla struttura che ora superano il 30% della popolazione assistita. Fino a poco tempo fa non avremmo mai immaginato una situazione del genere».
«Tanti capifamiglia fabrianesi - prosegue il direttore della Caritas - non hanno più un lavoro e anche i figli non riescono a trovare un'occupazione. In molti casi questi nuclei familiari vendono tutto ciò che hanno, perfino il frigorifero visto che comunque non potrebbero utilizzarlo per la difficoltà di fare spesa. Ci sono famiglie che non pagano il mutuo da sei-sette mesi e in più occasioni abbiamo cercato di parlare con le banche di riferimento nel tentativo di ottenere un'ulteriore rateizzazione o un allungamento dei tempi. Molte delle persone alle prese con il disagio dobbiamo scovarle noi, perché hanno una grande dignità e si vergognano a parlare dei loro problemi».
I campi di intervento sono di vario tipo: dal pagamento delle bollette ai medicinali fino al vestiario. «Non diamo soldi - spiega Ercolani - ma attraverso i nostri punti di ascolto cerchiamo di comprendere le diverse situazioni. Poi, in base ai problemi, avvalendoci anche del Comune ci muoviamo con discrezione e tempestività nel tentativo di dare risposte il più possibile veloci e concrete». (Il Messaggero)

1 commento:

  1. Bella robba e secondo me il peggio deve ancora arrivare

    RispondiElimina