venerdì 18 gennaio 2013

INTERNET E LA DIPENDENZA - di Alessandro Moscè


a televisione, i giornali, la radio, e adesso, nel terzo millennio, la comunicazione virtuale. Quanto siamo influenzati da Internet? Leggevo ieri una statistica: i nostri giovani cominciano a 10 anni, un po’ in ritardo rispetto alla media dei ragazzi europei. Ma navigano quasi tutti, nove su dieci, e tutti i giorni. Altrettanti adolescenti hanno un profilo su un social network. In maggioranza usano il computer in camera propria e non in uno spazio comune, quindi con meno possibilità di controllo. Non solo: si diffondono a macchia d’olio la chat via smartphone e i supporti mobili. Leggere e comunicare sul video non è affatto come capire e conoscere sui libri. E se i libri non si leggono più è anche perché siamo ormai abituati alla notizia ridotta in pillole, che non implica la riflessione. Ma questo è un incipit che ci porterebbe lontano. Torniamo al dato meramente statistico. L’uso di Internet si spinge fino all’abuso. Da un rapporto della Cisco Systems di San Josè in California, emerge che il 55% degli intervistati afferma di non poter vivere senza internet, mentre una persona su tre arriva a pensare che il web sia necessario come l’acqua, il cibo, l’aria per respirare. Più che un aiuto per semplificare le nostre vite, Internet appare quindi una necessità primaria di cui non si può più fare a meno, tanto che il rapporto con il web sta assumendo i caratteri di un rapporto simbiotico. Possedere un’automobile non appare tra le priorità assolute: ben il 64% degli intervistati farebbe a meno della quattro ruote, ma non del web. Due giovani su cinque preferiscono Internet alle uscite con gli amici e all’ascolto della musica. E per uno studente su quattro (27%) Facebook viene prima di una festa. Mentre per gli studenti l’utilizzo dei social network è fonte di distrazione, per i lavoratori è un filo di collegamento nelle relazioni tra colleghi e una fonte di curiosità per indagare nella vita privata dei capi o dei compagni di lavoro. Insomma, siamo tutti malati di una realtà sempre meno reale, di una virtualità che ci induce a non incontrarci più faccia a faccia. Di questo passo dove arriveremo? Mi piacerebbe che l’interrogativo venisse posto tra gli insegnanti e gli alunni, nelle scuole, con maggiore continuità e con una certa preoccupazione. Il nostro stesso blog approfondirà l’argomento. Più tecnologici ma più soli, a quanto pare. Giro a voi lettori la risposta.

Alessandro Moscè
Direttore Editoriale

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