venerdì 24 gennaio 2014

"L'IGNORANZA NON FA RIDERE" di Pietro De Leo



Su Facebook, da giorni, gira un filmato in cui alcuni concorrenti del quiz televisivo l’Eredità sbagliano clamorosamente alcune domande su alcuni personaggi storici. Si fosse trattato, che so, di Cangrande della Scala o Vittorino da Feltre avrebbe potuto anche starci, ma siccome parliamo di Hitler e Mussolini qualche riflessione va fatta. Innanzitutto, siccome la vita è contraddizione, specialmente in Italia, non sorprende che la denuncia contro questo obbrobrio culturale provenga proprio da Facebook, il regno della banalità, di azzardi semantici e svarioni intellettuali, dove la grammatica viene calpestata e bufale gigantesche in un batter d’occhio diventano verità virali, trovando humus in utenti che non leggono e non approfondiscono ma valutano l’attendibilità della notizia secondo quanto solletichi la loro rabbia. Ma forse, l’utente medio di Facebook si stupisce dell’errore all’ Eredità non perché questo tradisce un preoccupante deficit di conoscenze storiche da parte del concorrente, ma molto più probabilmente perché fa ridere. Non è un processo alle intenzioni, ma la presa d’atto dello spirito dei tempi. In questa civiltà dello spettacolo (che è anche il titolo di un bel libro di Mario Vargas Llosa) tutto diventa svago, esiste solo ciò che è veicolato dai media, ed è utile solo ciò che serve a guadagnare di più. Derivazione naturale è che si sta perdendo il valore della memoria, quanto di più utile abbiamo per tener vivo ciò che di meglio abbiamo, cioè il nostro patrimonio artistico, culturale e storico. Dovrebbe essere la nostra benzina (anche economica), ma invece non lo è. Basta leggere le indagini Ocse sulla cultura media dei nostri quindicenni per rendercene conto. E siccome non siamo un agglomerato di case disperso sulle Ande, ma il Paese con la più grande compresenza di beni Unesco, un forziere inestimabile di opere d’arte, libri (molti dei quali lasciati a marcire nei magazzini), dovremmo ben tenerlo a mente. Invece lasciamo che la nostra ricchezza ci crolli attorno con naturalezza, senza accorgerci di nulla. Date ad un eschimese una canna da pesca, e quello saprà trarci da vivere, perchè sa che è pescare è la sua risorsa più importante. E lo sa perché è eschimese. Fosse italiano, proverebbe a giocarci a tennis, mentre i suoi amici, intorno a lui, si metterebbero a ridere. E intanto nessuno pesca.  

Pietro De Leo

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