Su
Facebook, da giorni, gira un filmato in cui alcuni concorrenti del quiz
televisivo l’Eredità sbagliano clamorosamente alcune domande su alcuni
personaggi storici. Si fosse trattato, che so, di Cangrande della Scala o
Vittorino da Feltre avrebbe potuto anche starci, ma siccome parliamo di Hitler
e Mussolini qualche riflessione va fatta. Innanzitutto, siccome la vita è
contraddizione, specialmente in Italia, non sorprende che la denuncia contro
questo obbrobrio culturale provenga proprio da Facebook, il regno della
banalità, di azzardi semantici e svarioni intellettuali, dove la grammatica
viene calpestata e bufale gigantesche in un batter d’occhio diventano verità
virali, trovando humus in utenti che non leggono e non approfondiscono ma
valutano l’attendibilità della notizia secondo quanto solletichi la loro
rabbia. Ma forse, l’utente medio di Facebook si stupisce dell’errore all’ Eredità
non perché questo tradisce un preoccupante deficit di conoscenze storiche
da parte del concorrente, ma molto più probabilmente perché fa ridere. Non è un
processo alle intenzioni, ma la presa d’atto dello spirito dei tempi. In questa
civiltà dello spettacolo (che è anche il titolo di un bel libro di Mario Vargas
Llosa) tutto diventa svago, esiste solo ciò che è veicolato dai media, ed è utile
solo ciò che serve a guadagnare di più. Derivazione naturale è che si sta
perdendo il valore della memoria, quanto di più utile abbiamo per tener vivo
ciò che di meglio abbiamo, cioè il nostro patrimonio artistico, culturale e
storico. Dovrebbe essere la nostra benzina (anche economica), ma invece non lo
è. Basta leggere le indagini Ocse sulla cultura media dei nostri quindicenni
per rendercene conto. E siccome non siamo un agglomerato di case disperso sulle
Ande, ma il Paese con la più grande compresenza di beni Unesco, un forziere
inestimabile di opere d’arte, libri (molti dei quali lasciati a marcire nei
magazzini), dovremmo ben tenerlo a mente. Invece lasciamo che la nostra
ricchezza ci crolli attorno con naturalezza, senza accorgerci di nulla. Date ad
un eschimese una canna da pesca, e quello saprà trarci da vivere, perchè sa che
è pescare è la sua risorsa più importante. E lo sa perché è eschimese. Fosse
italiano, proverebbe a giocarci a tennis, mentre i suoi amici, intorno a lui,
si metterebbero a ridere. E intanto nessuno pesca.
Pietro De Leo
Pietro De Leo

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