giovedì 4 aprile 2013

MATTEO RENZI: ZELANTE TRA LE OMBRE di Alessandro Moscè



Giovane, innovativo, spiazzante. Diretto, sintetico, deciso. Abile, funambolico, onesto. Sorridente, zelante, vitale. Questi sono alcuni degli aggettivi che individuano il fenotipo rispondente al soggetto Matteo Renzi, sindaco di Firenze, esponente di spicco del Partito Democratico. In base a un recente sondaggio effettuato dall’Istituto Swg per “Agorà”, il 50% degli italiani vorrebbe votare nuovamente. Sale notevolmente il consenso del Pdl, che sarebbe i primo partito italiano. Scende, invece, il M5S (terzo partito). Un italiano su tre (35%) reputa che per superare lo stallo politico  la via migliore sia di andare alle urne. A sorpresa Matteo Renzi rappresenta il leader politico preferito dalla popolazione. Se si andasse al voto, il 66% lo desidererebbe leader del centro-sinistra. Oggi, sul “Corriere della Sera”, c’è una lunga intervista di Aldo Cazzullo a Renzi, nella quale viene commentata l’attuale situazione politica. Il sindaco di Firenze sostiene che il Pd ha una linea ondivaga sul governo e sul Quirinale. “O Berlusconi è il capo degli impresentabili, e allora chiediamo di andare a votare subito, oppure Berlusconi è un interlocutore perché ha preso dieci milioni di voti”. O di qua o di là. Senza attendismi, senza fare melina. Forse Renzi ha portato questa novità nella politica asfittica dei nostri giorni: la chiarezza che fa il paio con la sintesi. Concetti ridotti in pillole ma che dicono tutto, che non lasciano dubbi e interpretazioni ulteriori, che sono totalizzanti di un modo di intendere e di fare. Ecco alcune frasi che la dicono lunga su quest’uomo di neanche quarant’anni. “Noi, parlo della mia generazione, siamo ad un bivio. Dobbiamo scegliere se fare i polli di batteria o se usare un linguaggio diverso”. Oppure: “E’ così difficile comprendere che c’è gran voglia di una comunicazione e di soluzioni fuori dai vecchi schemi partitici che sono logori e anti-moderni?”. E ancora: “Bisogna sudare e combattere, essere pronti a mettersi in gioco. Come diceva Clint Eastwood, se vuoi una garanzia allora comprati un tostapane”. Matteo Renzi non parla come Bersani, né come Berlusconi e neppure come Grillo. Vuole eliminare il Senato della Repubblica e le provincie. Come Berlusconi è per il governassimo e come Grillo è per il taglio drastico dei costi della politica a partire dall’abolizione dei rimborsi elettorali. Resta da verificare la sua tenuta nel lungo corso, il confronto serrato con i gufi del suo partito e il risvolto che prenderà la politica italiana da qui a pochi giorni con l’elezione del nuovo capo dello Stato. Il guaio è che si può soffocare senza nemmeno rendersene conto a causa di un sistema ancora fortemente permeato sul bipolarismo e refrattario al nuovo. Eppure questo paese ha bisogno del nuovo. Idee nuove, persone nuove, strutture nuove. Se fossi Matteo Renzi mi guarderei le spalle: le ombre sono sempre minacciose e come nello storico romanzo di Francesco Mastriani coincidono con il malaffare. Ai dieci saggi l’ardua sentenza. E se non succederà niente? Ombre su ombre…
Alessandro Moscè
Direttore Editoriale

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