Giovane, innovativo, spiazzante. Diretto, sintetico, deciso. Abile,
funambolico, onesto. Sorridente, zelante, vitale. Questi sono alcuni degli
aggettivi che individuano il fenotipo rispondente al soggetto Matteo Renzi,
sindaco di Firenze, esponente di spicco del Partito Democratico. In base a un
recente sondaggio effettuato dall’Istituto Swg per “Agorà”, il 50% degli
italiani vorrebbe votare nuovamente. Sale notevolmente il consenso del Pdl, che
sarebbe i primo partito italiano. Scende, invece, il M5S (terzo partito). Un
italiano su tre (35%) reputa che per superare lo stallo politico la via
migliore sia di andare alle urne. A sorpresa Matteo Renzi rappresenta il leader
politico preferito dalla popolazione. Se si andasse al voto, il 66% lo
desidererebbe leader del centro-sinistra. Oggi, sul “Corriere della Sera”,
c’è una lunga intervista di Aldo Cazzullo a Renzi,
nella quale viene commentata l’attuale situazione politica. Il sindaco di
Firenze sostiene che il Pd ha una linea ondivaga sul governo e sul Quirinale.
“O Berlusconi è il capo degli impresentabili, e allora chiediamo di andare a
votare subito, oppure Berlusconi è un interlocutore perché ha preso dieci
milioni di voti”. O di qua o di là. Senza attendismi, senza fare melina. Forse
Renzi ha portato questa novità nella politica asfittica dei nostri giorni: la
chiarezza che fa il paio con la sintesi. Concetti ridotti in pillole ma che
dicono tutto, che non lasciano dubbi e interpretazioni ulteriori, che sono
totalizzanti di un modo di intendere e di fare. Ecco alcune frasi che la dicono
lunga su quest’uomo di neanche quarant’anni. “Noi, parlo della mia generazione,
siamo ad un bivio. Dobbiamo scegliere se fare i polli di batteria o se usare un
linguaggio diverso”. Oppure: “E’ così difficile comprendere che c’è gran voglia
di una comunicazione e di soluzioni fuori dai vecchi schemi partitici che sono
logori e anti-moderni?”. E ancora: “Bisogna sudare e combattere, essere pronti
a mettersi in gioco. Come diceva Clint Eastwood, se vuoi una garanzia allora
comprati un tostapane”. Matteo Renzi non parla come Bersani, né come Berlusconi
e neppure come Grillo. Vuole eliminare il Senato della Repubblica e le
provincie. Come Berlusconi è per il governassimo e come Grillo è per il taglio
drastico dei costi della politica a partire dall’abolizione dei rimborsi
elettorali. Resta da verificare la sua tenuta nel lungo corso, il confronto serrato
con i gufi del suo partito e il risvolto che prenderà la politica italiana da
qui a pochi giorni con l’elezione del nuovo capo dello Stato. Il guaio è che si
può soffocare senza nemmeno rendersene conto a causa di un sistema ancora
fortemente permeato sul bipolarismo e refrattario al nuovo. Eppure questo paese
ha bisogno del nuovo. Idee nuove, persone nuove, strutture nuove. Se fossi
Matteo Renzi mi guarderei le spalle: le ombre sono sempre minacciose e come
nello storico romanzo di Francesco Mastriani coincidono con il malaffare. Ai
dieci saggi l’ardua sentenza. E se non succederà niente? Ombre su ombre…
Alessandro Moscè
Direttore Editoriale
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