domenica 24 marzo 2013

PARASSITI DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI! di Stefano Gatti


Mohamed è marocchino. Vive in Italia, a Fabriano dal 1997. Fece parte della prima ondata di immigrati nel nostro territorio. Lo incontro al parco: vuole esprimermi il suo stupore e il suo disappunto verso tutto ciò che sta accadendo da noi soprattutto negli ultimi anni. Mohamed, a me sembra che l’Italia abbia attratto, sia dal Marocco che dalla Tunisia, sia dall’Albania che dalla Macedonia, una precisa tipologia di migranti, notevolmente diversa da quella che si orienta verso la Francia, la Germania, i Paesi Scandinavi, etc... C’è da dire innanzitutto che il fenomeno dell’immigrazione in Italia è relativamente recente, molto più rispetto ai Paesi che hai nominato. Quindi l’approccio degli italiani e delle istituzioni verso gli immigrati non è, per ovvie ragioni, maturo. Ma c’è da dire anche che l’Italia attira soprattutto coloro che ambiscono ad arricchirsi facilmente, senza dar troppa importanza al come ci si può arricchire. L’immagine dell’Italia in Marocco, ma anche altrove, è quella di un Paese dove si può fare ciò che si vuole; dove la furbizia paga; dove vige una sostanziale impunità; dove comandano le varie organizzazioni criminali. Quindi chi decide di migrare per integrarsi, per vivere in un sistema sociale, politico, culturale maggiormente sviluppato rispetto a quello di provenienza, non cerca di venire in Italia. Anch’io ho constatato che la maggior parte dei nostri immigrati non è integrata e non vuole integrarsi. Anni fa speravamo che Fabriano potesse divenire una piccola città multietnica, anche per questo ideammo il Festival. Oggi abbiamo compreso che si trattava di un sogno. Gli albanesi frequentano soltanto albanesi; i maghrebini frequentano soltanto maghrebini. In pochi sentono di far parte, pur con le proprie specifiche diversità, di un’unica comunità, quella fabrianese. E’ vero. Molti dei miei connazionali (ma non solo) considerano quella che tu chiami comunità un qualcosa da saccheggiare, di cui approfittare. Lavorano il più possibile, quasi sempre in nero, per avere l’Isee basso ed accedere a tutte le tipologie di aiuti economici. Non aprono conti correnti bancari e/o postali per non essere controllati. Si fingono poveri e chiedono solidarietà anche a organizzazioni religiose come la Caritas e la San Vincenzo de’ Paoli. Accumulano danaro per acquistare appartamenti e ville nel Paese di provenienza dove d’estate ostentano la propria ricchezza. Siamo veramente in pochi ad aver comprato casa a Fabriano. Anche questo fa intuire le reali intenzioni dei nostri immigrati. Ma la mia domanda è questa: perché gli italiani lasciano che loro facciano tutto ciò? Perché gli italiani li fanno, ad esempio, lavorare in nero? E perché non c’è nessun controllo? Il problema è proprio questo, Mohamed. Un Paese di parassiti come il nostro ha calamitato parassiti e paraculi di tutto il mondo. Anche noi italiani consideriamo il pubblico come un limone da spremere il più possibile. E come le nostre dichiarazioni dei redditi sono a volte fasulle, anche le dichiarazioni Isee dei migranti non sono reali e neanche potrebbero esserlo. Ma è mai possibile – mi chiedo - che nell’Isee non risultino le proprietà immobiliari acquistate nel Paese di provenienza durante gli anni di residenza in Italia? E neanche le automobili di lusso? Ed è mai possibile che non si controlla incrociando i dati? Sono quasi certo che tra i primi 10 della graduatoria recentemente pubblicata dal Comune di Fabriano per accedere al sostegno economico previsto dalla famigerata Legge 30, più d’uno è un falso povero, più d’uno lavora in nero, più d’uno ha recentemente acquistato un appartamento o una villa nel suo Paese d’origine. Sono d’accordo. Sai che recentemente l’Inps di Fabriano ha scoperto, per puro caso, 15 immigrati che prendevano l’assegno sociale senza averne diritto. Beh, forse puoi immaginare che in realtà sono molti, molti di più. Per la mancanza di controllo incrociato, un discreto numero d’immigrati, pur godendo della pensione nel proprio Paese d’origine, pur essendo proprietari di immobili, pur non risiedendo neanche stabilmente in Italia, si prende a fine mese l’assegno sociale! Ciò che è veramente triste è che tutta questa ricchezza viene sottratta alla comunità. Mi riferisco al fatto che tutto il danaro che ricevono non viene quasi per nulla speso sul territorio, bensì esclusivamente nel proprio Paese di provenienza. Questo impoverisce ulteriormente un tessuto sociale, come quello nostro, già messo a durissima prova dalle tendenze delocalizzanti dei nostri capitalisti. E’ assurdo ma è vero: spessissimo ho ascoltato da molti immigrati frasi del tipo “ma perché debbo dare soldi agli italiani?”. Altroché integrazione, altroché comunità. Mesi fa ho letto un tuo articolo su questo tema, titolato “corpo estraneo”. E’ vero: siamo e vogliamo essere un corpo estraneo. Gli imperativi sono: consumare il meno possibile; fingersi poveri; profittare il più possibile delle possibilità lecite e meno lecite che l’Italia concede; accumulare la maggior quantità di danaro possibile; andarsene altrove se e quando il troppo spremere ridurrà l’Italia un Paese in cui non c’è più nessuna possibilità di vivere gratis ed arricchirsi.
 
                                                                                                            Stefano Gatti
 
(Si ringrazia la redazione di "Geronimo")

 

Nessun commento:

Posta un commento