Riportiamo il racconto storico dell’assalto al treno avvenuto presso la Stazione ferroviaria di Albacina il 2 febbraio 1944. Molti, ancora, gli interrogativi su questo tragico evento.
Albacina 2 Febbraio 1944.
A seguito di un sabotaggio partigiano nella stazione ferroviaria di Genga, sostava da qualche giorno nella stazione di Albacina un treno con circa 600 prigionieri italiani diretto in Germania, scortato da oltre 20 militari tedeschi armati con armi automatiche e da una autoblindo. Venuti a conoscenza di ciò i gruppi partigiani «Lupo» e «Piero», dislocati sul Monte San Vicino, organizzarono un attacco allo scopo di mettere in libertà i prigionieri. Il gruppo «Lupo» fornisce ventotto uomini, il «Piero» venti. Al tramonto gli uomini partirono per l'azione, giunti sul luogo si misero lungo il fossato parallelo alla ferrovia. Al segnale convenuto si aprì il fuoco al quale subito rispose il nemico. I partigiani si spingono all'assalto al grido: “Brigata Garibaldi Avanti!” Dopo una accanita lotta, il fuoco da parte nemica cessa e i militi avanzano con le mani in alto. I prigionieri liberati sono 460 e con essi armi,coperte e viveri. I prigionieri dopo essere stati ricoverati in montagna e rifocillati furono lasciati liberi di partire alla spicciolata verso i luoghi d'origine (per lo più l'Abruzzo); molti di essi tuttavia preferirono arruolarsi nelle formazioni partigiane, fornendo notevole apporto di entusiasmo e di efficienza. In questa, che e stata definita una delle più gloriose azioni della lotta partigiana, hanno perso la vita nel corso del combattimento Ercole Ferranti e Roselli Attilio, appartenenti al gruppo «Lupo».
Una lapide ricorda la strage. Questa mattina, commemorazione con l’Anpi. (Vedi post precedente)
Marco Antonini
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