Potrebbe
sembrare esagerato parlare di “immensa folla di emarginati” in
una società avanzata come la nostra, dove apparentemente il
“benessere per tutti” sembra trionfare. Eppure solo un
atteggiamento superficiale, come la politica attuale ignora: la
moltitudine di giovani inoccupati, di chi ha perso il lavoro, di chi
socialmente è nel bisogno, recando a questa generazione un danno
psicologico e umano, irreversibile, creando loro, una situazione di
problemi esistenziali ed estremamente difficili da poter risolvere
nel breve futuro. Purtroppo non è una visione pessimistica, ma è la
realtà attuale in cui si trovano milioni e milioni di persone,
“disperate” alla ricerca di una dignità, che la politica negli
ultimi decenni ha loro tolto. Dinanzi a questa panoramica di miserie
e di bisogni, la società è rimasta indifferente, nel settore
politico e istituzionale senza attuare misure concrete di
ridistribuzione della ricchezza nazionale con equità e principi
morali. La nostra società ha stravolto il senso reale della
famiglia, quella famiglia che si è faticosamente costruita nel
passato, per la quale ha sofferto e lavorato, e come oggi spesso,
viene trascurata, umiliata nelle sue radici. Tutti noi, oggi,
dobbiamo fare una seria riflessione, per capire quanto c’è ancora
da lavorare nell’opinione pubblica per salvare quei valori
essenziali di democrazia morale, di giustizia e di libertà per il
bene comune. Ci vuole un impegno serio, un’azione attraverso la
quale l’uomo lega se stesso e la sua vita a qualcosa, ad una causa,
ad un ideale, ad una vocazione. Ogni tipo di impegno vero porta a
renderci responsabili della storia in cui si vive e della società di
cui si fa parte. E’ questo quello che, oggi, fortemente si chiede
alla politica, alle istituzioni, agli industriali, di dare un segnale
positivo di apertura, di equità sociale, di ridistribuzione dei
redditi per venire incontro con dignità alle esigenze delle persone
che sono nel bisogno e prevenire forme nuove di povertà e di
miseria, prodotte dalla attuale società del benessere e del
consumismo. Forse c’è bisogno di un radicale cambiamento di stile
di vita e considerare i beni materiali come valori da mettere in
comune. E in questa ottica possiamo dare ciò che abbiamo, ma
soprattutto dare noi stessi: la propria persona, la propria
intelligenza, mettendo a profitto degli altri speranza, comprensione,
senza passare indifferenti davanti a nessuno e considerarsi al
servizio di tutti per il bene di tutti.
Sandro
Tiberi


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