Ci siamo:
l’atteso Conclave è alle porte, proprio mentre l’austero uscio della Cappella
Sistina si sta per chiudere e i cardinali saranno chiamati ad eleggere il
successore di Pietro. Fuori tutti dal luogo sacro, per permettere allo Spirito
Santo di scendere tra i porporati e di illuminarli, secondo le tradizionali
usanze e il cerimoniale lungo secoli. Il nostro reporter Marco Antonini, che di
cose del Vaticano ne sa più di tanti giornalisti accreditati per la sala
stampa, è già sul posto. All’apertura del cum clavem saranno presenti 115
cardinali provenienti da ogni continente. I più sono italiani, ai quali
seguono americani del nord e americani del sud, africani, asiatici e uno solo
proveniente dall’Oceania. Per l’elezione, secondo il regolamento approvato dal
Papa emerito Benedetto XVI, occorreranno 77 voti. Nel caso si creasse una situazione
di stallo si ricorrerà al ballottaggio tra i due candidati con più preferenze.
Tra gli altri sondaggi che da giorni vengono pubblicati sulla stampa, prendiamo
a prestito quello del “Corriere della Sera”. I nomi in pole position sarebbero:
Sean O’Malley, cappuccino, 68 anni, arcivescovo di Boston; Pedro Scherer,
classe 1948, arcivescovo di San Paolo; Angelo Scola, nato nel 1941, arcivescovo
di Milano. Osservato speciale anche il canadese Marc
Oullet, 69 anni. C’è chi pronostica un Papa africano, il che rappresenterebbe
una svolta storica. Il favorito, eventualmente, sarebbe il ghanese Peter Turkson, mentre il
nigeriano Francis Arinze è anch’egli tra gli accreditati.
Mai come oggi l’idea che un italiano possa
spuntarla gioverebbe al prestigio di un paese ridotto allo stremo, senza un
governo, con un Presidente della Repubblica in scadenza e con un futuro
politico pieno di incognite. La Cappella
Sistina finora ha
ospitato 24 conclavi, e martedì 12 marzo sarà, in ordine temporale, il
venticinquesimo. Restiamo in attesa…
Alessandro Moscè
Direttore Editoriale
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